La restituzione di un’azienda e il decreto ex art. 700 cod. proc. civ.

 

Il Tribunale di Genova, con decreto emesso in data 17 ottobre 2016, ha risolto una controversia di particolare interesse, instaurata con provvedimento di urgenza.
Nel dettaglio la parte istante aveva venduto alla società, poi risultata soccombente, un’azienda di ristorazione con un prezzo da corrispondersi a rate.
La proprietà dei locali ove si svolgeva l’attività di ristorazione era di un terzo, a cui veniva corrisposto un canone di affitto da parte del titolare dell’azienda di ristorazione.
La parte acquirente risultando inadempiente sia al pagamento di parte del corrispettivo, sia ad un certo numero di canoni di affitto, costringeva la proprietà ad insinuare lo sfratto per morosità.
La parte venditrice, dal suo canto, proponeva ricorso ex art. 700 cod. proc. civ. per ottenere la restituzione dell’azienda di ristorazione gestita dagli acquirenti morosi.
Il Tribunale di Genova, con il provvedimento in nota accoglieva  la domanda  del ricorrente sulla scorta delle seguenti argomentazioni.
In primo luogo riteneva che la natura del credito vantato dal venditore-ricorrente fosse chiara e documentale, sulla base del rogito notarile di cessione dell’azienda, che prevedeva tra l’altro la riserva di proprietà.
Non solo. La prova del credito era altresì determinabile dalle diffide di pagamento inviate agli acquirenti e mai contestate, con conseguente risoluzione di diritto del rapporto, essendo, nel frattempo, la società acquirente decaduta dal beneficio del termine.
Alla luce delle suesposte circostanze il Tribunale ha dichiarato verosimile la sussistenza del diritto alla restituzione del compendio aziendale a causa del mancato pagamento del prezzo di cessione.
Sotto altro profilo il periculum in mora è stato ritenuto sussistente in quanto:
- gli acquirenti, pur mantenendo il possesso produttivo del compendio aziendale, sono stati inadempienti sia verso il venditore sia verso la proprietà dei locali aziendali, determinando lo sfratto per morosità in corso di convalida;
- se la parte venditrice non rientrava nel possesso e nella gestione dell’attività, tutto il valore di organizzazione e le potenzialità produttive e commerciali (espressamente riconosciute e dimostrate nell’atto di cessione) potevano disperdersi.
Di qui il pericolo di un danno grave e irreparabile che, unitamente allo sfratto, hanno condotto il Tribunale ad accogliere la domanda principale del ricorrente inaudita altera parte.
Se vuoi leggere il testo della sentenza, clicca qui.
Dott.ssa Marta Cobianchi

 
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