Piano concordatario, attestatore autonomo su dati e fattibilità

 
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17079 del 12 agosto 2016, confermando l’orientamento di legittimità inaugurato con la precedente pronuncia a Sezioni Unite n. 1523 del 2013, ribadisce che l’attestatore del piano concordatario è tenuto nello svolgimento delle proprie funzioni a formulare e documentare un proprio e autonomo giudizio di veridicità dei dati e di fattibilità del piano. Risulta pertanto inadeguato rispetto ai requisiti previsti dall’articolo 161, comma 3, legge fallimentare, il mero recepimento delle ipotesi formulate dal debitore, tanto più se dubitativo.
La vicenda nasce dal reclamo di una società a responsabilità limitata in liquidazione avverso il provvedimento con cui il tribunale, rilevando l’incompletezza e la genericità della relazione del professionista attestatore che meramente richiamava valutazioni altrui, dichiarava l’inammissibilità della proposta di concordato ed il fallimento della società.
La Corte d’appello respingeva il reclamo con propria pronuncia, contro la quale la società ricorreva in Cassazione, sostenendo l’insindacabilità del contenuto della relazione di attestazione e l’esclusiva competenza dei creditori nelle valutazioni di convenienza economica del piano. La Suprema corte respinge il ricorso, ritenendo che, in tema di concordato preventivo, il giudice deve controllare la legittimità del giudizio di fattibilità della proposta concordataria, competendo, invece, esclusivamente ai creditori la valutazione afferente la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti. Il menzionato controllo, da effettuarsi in tutte le fasi in cui si articola la procedura, si attua verificando l’effettiva realizzabilità della causa concreta, in termini di generale attitudine del piano alla composizione o regolazione della crisi ed alla soddisfazione, pur parziale e variegata, dei creditori. Il tribunale quindi, nel rispetto della autonomia valutativa dei creditori su convenienza ed esito, accerta la perseguibilità dell’obiettivo del procedimento e la relativa funzionalità di piano e proposta.
In questo ambito uno degli aspetti destinatari del controllo è la completezza dell’informativa sulla base della quale i creditori saranno chiamati ad esprimersi, alla quale concorrono nella fase di ammissione l’attestazione ai sensi dell’articolo 161, comma 3, Legge fallimentare ed in corso di procedura la relazione del commissario giudiziale.
Il diritto dei creditori al “consenso informato” non può che basarsi sull’autonomia del giudizio del professionista indipendente, in termini di veridicità dei dati e fattibilità del piano, basato sul complesso degli elementi probativi raccolti nello svolgimento dell’incarico. L’attestatore è tenuto quindi a verificare sia l’attendibilità della ricostruzione della base di partenza (veridicità dei dati), sia anche ipotesi, logicità e valutazioni del piano, ed a formulare un giudizio che tuteli il diritto dei creditori.
L’attestatore è tenuto pertanto ad evidenziare eventuali vizi genetici della proposta, quali la sopravvalutazione sostanziale di cespiti o la svalutazione o pretermissione di poste del passivo; il successivo consenso dei creditori non potrà quindi sanare il difetto di veridicità dei dati poiché il consenso risulterebbe determinato da errore-vizio.
L’attestatore deve allora procedere ad autonomi controlli, disciplinando dettagliatamente contenuti e modalità; deve inoltre riferire dei controlli che ha eseguito, delle valutazioni che ha compiuto e delle fonti informative che ha utilizzato nello svolgimento della propria attività affinché i creditori possano esprimere il proprio consenso in base ad informazioni complete e veritiere.
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Avv. Annalisa Chiappini
 
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