Il principio di trasparenza ed il limite all'accesso ai documenti amministrativi

 

Dare per assimilati nel nostro ordinamento i principi della trasparenza e della imparzialità sembrerebbe non essere più la chiave di volta per valorizzare i tratti essenziali dell’attività della pubblica amministrazione. Ancora una volta, da ultimo con la sentenza n. 2760 del 22 giugno 2016, il Consiglio di Stato si è trovato a dover ribadire i principi fondamentali della attività amministrativa, con particolare riferimento al diritto di accesso ai documenti della autorità pubblica finalizzato alla chiarezza ed alla neutralità dell’operato nei confronti dei cittadini.
Il diniego di accesso agli atti, dispensato, nel caso di specie, al militare richiedente il trasferimento presso una diversa sede del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri al fine di ricongiungersi con il coniuge, ha spianato la strada alla giurisprudenza amministrativa per fornire delucidazioni in materia di trasferimento giustificato per ricongiungimento con la famiglia, creando un precedente di indubbia utilità per tutti i militari che eventualmente si trovino nella medesima situazione. La ratio del principio di accesso ai documenti amministrativi, oltre a soddisfare un generale requisito di trasparenza, mira a ridurre il contenzioso, superando la sconveniente prassi del passato in virtù della quale la parte istante era obbligata a proporre il ricorso senza aver potuto riflettere sulla compiuta consistenza delle proprie ragioni. Ciò determinava un considerevole proliferare del contenzioso con la proposizione di impugnazioni che, ove la parte istante avesse potuto conoscere gli atti su cui si era fondata la statuizione reiettiva dell'Amministrazione, non sarebbero state presentate.
Risulta chiaro che ci troviamo dinanzi uno dei rarissimi casi in cui le esigenze di segretezza e riservatezza cadono di fronte la tutela degli interessi personali dell’individuo, stante la necessità comunque di garantire “ai richiedenti l'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici”. Non vi è dubbio che, nel caso di specie, i documenti in questione sarebbero serviti a contestare nella sede giurisdizionale amministrativa il diniego opposto dall'amministrazione alla domanda di ricongiungimento e la problematica di tutelare la riservatezza di terzi sarebbe stata eventualmente risolta mediante il mascheramento dei nomi dei soggetti coinvolti al fine di garantire la loro privacy.
Ciò non vuol dire che sia doveroso realizzare un controllo generalizzato sull’attività dell’amministrazione, né che si possa incommensurabilmente influire sulla discrezionalità del Comando Generale dell’Arma nel disporre l’impiego del personale dipendente: “il giudice dell'accesso, come pure il soggetto pubblico richiesto, non può andare oltre una valutazione circa il collegamento dell'atto - obiettivo o secondo la prospettazione del richiedente - con la situazione soggettiva da tutelare e circa l'esistenza di una concreta necessità di tutela, senza poter apprezzare nel merito la fondatezza della pretesa o le strategie difensive dell'interessato”.
Per tali ragioni, il provvedimento del Consiglio di Stato non solo ha disatteso l’opposizione del Ministero della difesa, ma ha condannato l’amministrazione al risarcimento del danno in favore del militare, non essendo il diniego in questione oggettivamente giustificato e/o giustificabile.
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Dott.ssa Marzia Supino

 
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