L'infortunio nella modalità lavorativa smart: è sufficiente la finalità lavorativa per essere tutelato?

 
Il lavoro agile è una nuova modalità di svolgimento della prestazione lavorativa senza dubbio vantaggiosa, sia per l’aumento di produttività, sia per la conciliazione dei tempi vita e lavoro.
Se tempo e spazio cambiano, vanno ripensate e rese intelligenti anche le disciplina contingenti al rapporto di lavoro, una su tutte la disciplina della sicurezza sul lavoro.
Cosa succede se il lavoratore smart si infortuna durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro al proprio domicilio ove svolge la propria prestazione lavorativa in modalità agile?
Il percorso non è più casa-lavoro, ma lavoro-lavoro, come ripensare la regolazione?
Per capire i termini specifici della questione non si può prescindere dall’inquadramento legale che definisce l’infortunio su lavoro come un evento traumatico, avvenuto per una causa violenta in occasione di lavoro, dal quale deriva una lesione che rende necessaria l’astensione dal lavoro per più di tre giorni.
Sul fronte delle garanzie di tutela il Ddl sul Lavoro Agile, all’articolo 19, prevede che il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro, dipendenti da rischi connessi alla prestazione lavorativa resa all’esterno dei locali aziendali.
Inoltre il lavoratore smart ha diritto all’indennizzo per gli infortuni sul lavoro occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa al di fuori dei locali aziendali, quando la scelta del luogo della prestazione è dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.
Infatti, se è vero che il lavoro agile rappresenta una nuova modalità lavorativa, ne consegue che, di pari passo, anche le soluzioni adottate in campo prevenzionistico dovranno essere agili e non solo astrattamente.
Dunque come tutelare il lavoratore smart nel suo tragitto?
Due sembrano le strade percorribili.
In primo luogo la fattispecie così descritta rientra a pieno diritto nell’ambito applicativo dell’art. 12 del D.lgs. n. 38/2000, che riconosce l’indennizzibilità degli infortuni occorsi non solo durante il normale percorso di andata e ritorno da casa-lavoro ma anche fra due diversi luoghi di lavoro.
In secondo luogo si può seguire la più recente giurisprudenza che, per l’infortunio in itinere, sta abbandonando la nozione di rischio generico aggravato e sta andando verso la configurazione di un rischio lavorativo in grado di estendere la tutela di tutti i rischi affrontati per una finalità lavorativa.
Nell’ipotesi di infortunio che avvenga durante il percorso che collega un luogo di lavoro ad un altro luogo di lavoro, il lavoratore smart viene tutelato a fronte del danno subito per finalità lavorativa, la cui dimostrazione sul piano probatorio è molto meno difficile rispetto alla prova dell’esistenza dell’occasione di lavoro.
Indipendentemente dai vari orientamenti formatisi sul punto si può comunque già affermare che se il lavoro agile diventerà smart, l’istituto dell’infortunio In itinere potrebbe essere destinato a scomparire in quanto verrà meno la divisione casa-lavoro e nel tragitto lavoro-casa e, ai fini della tutela del lavoratore, in caso di infortunio, basterà provare il rischio lavorativo a prescindere da ogni vincolo di tipo spaziale.
Dott.ssa Cristina Guelfi
 
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