Legittima la soppressione del posto di lavoro se le relative mansioni vengono ridistribuite all'interno dell'azienda

 
La Suprema Corte con sentenza n. 19185 del 28 settembre 2016 ha confermato il principio secondo cui costituisce giustificato motivo oggettivo di licenziamento la decisione datoriale di addivenire ad una diversa ripartizione delle mansioni del dipendente licenziato tra gli altri lavoratori rimasti in servizio, laddove attuata al fine di una più economica ed efficiente gestione aziendale.
In particolare la Cassazione ha precisato che rientra nel legittimo esercizio dei poteri d’impresa la suddivisione tra più lavoratori delle attribuzioni ricoperte da un solo dipendente, nei confronti del quale può, dunque, essere validamente intimato il licenziamento per soppressione del relativo posto di lavoro. Condizione determinante perché il licenziamento predetto sia ritenuto valido risiede nella circostanza che tale iniziativa ricada nell’ambito di un effettivo processo di riorganizzazione aziendale.
Nel merito la Cassazione ha osservato che il riassetto organizzativo, da cui discende la ridistribuzione tra gli altri dipendenti delle funzioni proprie di un solo lavoratore, deve essere all’origine dell’intimato licenziamento e non costituirne un mero effetto, in caso contrario risulterebbe pretestuosa la finalità stessa per cui il licenziamento è funzionalmente preordinato ad una più economica organizzazione produttiva.
Il caso della sentenza de qua trae origine da un licenziamento intimato da una società attiva nel settore immobiliare sul presupposto della chiusura della sede in cui era adibito il dipendente, le cui mansioni di natura commerciale non erano state soppresse, bensì redistribuite tra i dipendenti di un’altra sede aziendale.
La Corte d’Appello di Roma, riformando la decisione del Tribunale, aveva dichiarato il licenziamento illegittimo, ordinando la riassunzione entro 3 giorni del lavoratore o, in difetto, il versamento di un indennizzo pari a 5 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
Secondo la Corte territoriale la soppressione della sede dove era adibito il dipendente non risultava sufficiente ai fini della validità dell’intimato licenziamento in quanto le mansioni del lavoratore risultavano ancora aziendalmente utili, essendo state trasferite ad altri dipendenti.
La Cassazione non ha condiviso tale conclusione. Secondo i giudici di legittimità, il giustificato motivo oggettivo di licenziamento, come sopra esposto, è ravvisabile anche nella soppressione di una posizione lavorativa derivante da una diversa ripartizione di date mansioni fra il personale in servizio, attuata ai fini di una più economica ed efficiente gestione aziendale.
Dott.ssa Cristina Del Papa
 
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