Il Patto Marciano

 
Con il decreto banche (D.L. 59/2016), attualmente in fase di approvazione alla Camera, viene ufficialmente inserito nel nostro ordinamento il cd. “Patto Marciano” (art. 2), sino ad oggi riconosciuto solo a livello giurisprudenziale.
La nuova figura contrattuale – che solo ad una prima lettura sembrerebbe presentare delle affinità con il patto commissorio, notoriamente vietato dal nostro ordinamento – prevede che, contestualmente all’erogazione del finanziamento, tra la banca finanziatrice (creditore) e l’impresa finanziata (debitore) venga sottoscritto un accordo in base al quale, in caso di inadempimento, il creditore acquisisce automaticamente il bene ipotecato di proprietà del debitore e/o di un terzo, ma non l'obbligo di versare a quest’ultimo la differenza tra importo del credito e valore del bene stimato da un perito all’uopo incaricato dal Tribunale.
Dunque non ci troviamo davanti ad una garanzia in senso tecnico, poiché il trasferimento del bene al creditore si perfeziona al momento della sottoscrizione del contratto di finanziamento, sebbene sia sospensivamente condizionato all’inadempimento del debitore.
A mente dell’art. 2, comma V, si ha inadempimento allorquando il mancato pagamento si protrae per oltre nove mesi dalla scadenza di almeno tre rate, anche non consecutive, nel caso di obbligo di rimborso a rate mensili; o per oltre nove mesi dalla scadenza anche di una sola rata, quando il debitore è tenuto al rimborso rateale secondo termini di scadenza superiori al periodo mensile; ovvero, per oltre nove mesi, quando non è prevista la restituzione mediante pagamenti da effettuarsi in via rateale, dalla scadenza del rimborso previsto nel contratto di finanziamento. Al verificarsi dell'inadempimento, il creditore che voglia “escutere la garanzia” è tenuto a notificare al debitore o al titolare del diritto reale immobiliare, nonché a coloro che hanno diritti derivanti da titolo iscritto o trascritto sull'immobile, una dichiarazione di volersi avvalere degli effetti del patto marciano precisando l'ammontare del credito per cui procede.
Ancora una volta lo spirito della nuova disposizione, in vigore dal 3 luglio 2016, è di fornire agli Istituti di credito uno strumento per garantire il loro credito mediante la stipula di un contratto di cessione di un bene di proprietà del debitore, che diviene efficace esclusivamente in caso di inadempimento di quest’ultimo, così evitando le lunghe, costose e incerte procedure esecutive giudiziarie.
Se vuoi leggere il testo del decreto, clicca qui.
Avv. Marcella Felerico
 
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