Cessione dei crediti vantati verso la PA

 
La disciplina della cessione dei crediti derivanti dall’esercizio di un’impresa e vantati nei confronti della PA ha natura speciale rispetto alla disciplina prevista dal codice civile (art. 1260 cod. civ.).
Le piccole e medie imprese che hanno un credito nei confronti dello Stato o di un ente pubblico possono cederlo a terzi o utilizzarlo in compensazione delle somme iscritte a ruolo, riferite a cartelle di pagamento, dovute a titolo i tributi erariali, regionali e locali, contributi assistenziali e previdenziali, premi INAIL ed altre entrate spettanti alla PA che ha rilasciato la certificazione ovvero delle somme dovute agli istituti deflattivi del contenzioso (es.: accertamento con adesione, acquiescenza, conciliazione giudiziale etc.).
Invece nell’ipotesi in cui si faccia ricorso all’istituto della cessione bisogna distinguere due diverse fattispecie:
a) La cessione dei crediti in favore di banche o intermediari abilitati (L. n. 52/1991 e D. L. n. 66/2014):
I soggetti creditori possono cedere pro-soluto il credito ad una banca o ad un intermediario finanziario abilitato, anche sulla base delle apposite convenzioni quadro, previa certificazione dello stesso. La richiesta di certificazione va presentata tramite una specifica procedura telematica denominata “PCC” (Piattaforma elettronica per la Certificazione dei Crediti) accessibile dal sito internet del MEF.
L’istanza di certificazione può essere presentata da chiunque (società, impresa individuale o persona fisica) vanti un credito non prescritto, certo, liquido ed esigibile, scaturente da un contratto avente ad oggetto somministrazioni, forniture e appalti o da un’obbligazione relativa a prestazioni professionali (novità introdotta dal Decreto Sblocca Pagamenti).
La PA può essere rappresentata da amministrazioni statali, centrali e periferiche, regioni e province autonome, enti locali o enti del Servizio Sanitario Nazionale.
Entro trenta giorni dal deposito della suddetta istanza la PA i) certifica il credito, attestandone la certezza, liquidità ed esigibilità ovvero ii) ne dichiara l’insussistenza/inesigibilità (anche parzialmente).
Con il rilascio della certificazione la PA appone una data entro cui effettuerà il pagamento. A questo punto il creditore potrà cederlo ad una banca o ad altro intermediario finanziario abilitato.
In tal caso la disciplina prevista in materia di appalti impone le seguenti formalità:
- la stipulazione della cessione del credito mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata;
- la notificazione dell’avvenuta cessione alla PA, con seguente obbligo per quest’ultima di comunicare al cedente ed al cessionario l’eventuale rifiuto entro quarantacinque giorni dalla notifica della cessione, in mancanza del quale si formerà il silenzio-assenso della PA.
b) La cessione dei crediti in favore di soggetti non qualificati (artt. 69-70 R.D. n. 2440/1923 e L. 2248/1865):
Altra possibilità prevista per la società/ditta individuale/imprenditore che vanta un credito nei confronti di una PA è la cessione in favore di un soggetto non qualificato. In questa ipotesi, a differenza di quanto accade per la cessione in favore degli istituti di credito o intermediari abilitati, la certificazione del credito mediante PCC non costituisce condicio sine qua non della cessione.
Di conseguenza, anche in mancanza di certificazione, il creditore potrà cedere a soggetto non qualificato il proprio credito secondo le modalità che seguono:
- la stipulazione della cessione deve risultare da atto pubblico o da scrittura privata autenticata;
- l’atto di cessione deve essere notificato all’amministrazione centrale ovvero all’ente, ufficio o funzionario cui spetta ordinare il pagamento;
- è necessario consenso dell’amministrazione interessata.
Quest’ultimo presupposto si applica solo ai rapporti di durata, come l’appalto e la somministrazione (o fornitura): infatti nel caso in cui il contratto di appalto, alla data della comunicazione della cessione, risulti completamente esaurito o la fornitura sia completamente eseguita, non vi è necessità di accettazione del credito da parte dell’ente pubblico e alla cessione del credito si applicheranno le norme previste dal codice civile (ex multis Cass. civ. sent. n.981/2002; Cass. civ. sent. n.268/2006; Cass. civ. sent. n. 2209/2007; Cass. civ. sent. n.11475/2008).
Concludendo, una società che vanta un credito nei confronti di una Pubblica Amministrazione può, indipendentemente dalla sua certificazione, cederlo a soggetto non qualificato senza la necessaria adesione di quest’ultima solo nell’ipotesi in cui il contratto di appalto sia concluso.
Dott.ssa Viviana Verruti
 
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