Furbetti del cartellino sul posto di lavoro: valido il licenziamento per giusta causa

 
L’ennesimo caso di assenteismo sul posto di lavoro ha impegnato la Suprema Corte in materia di licenziamento per giusta causa con la sentenza n. 10842 del 25 maggio 2016, con la quale è stato rigettato il ricorso proposto dal lavoratore in materia di illegittimità del licenziamento per aver autorizzato un collega a timbrare per suo conto il badge identificativo. La fattispecie si è rivelata un’occasione per ribadire i presupposti della giusta causa di licenziamento, trattandosi, come già precedentemente affermato dalla Suprema Corte, dell’applicazione di un concetto indeterminato (avente “il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro ed in particolare di quello fiduciario”)  il cui accertamento deve essere svolto valutando da un lato, specifici elementi di natura oggettiva e soggettiva della fattispecie concreta (quali il tipo di mansione svolta dal lavoratore, l’intensità dell’elemento intenzionale, le circostanze di luogo e tempo in cui l’infrazione è compiuta), dall’altro, “la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, stabilendo se la lesione dell'elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro sia in concreto tale da giustificare o meno la massima sanzione disciplinare.[…]”
In particolare, con riguardo all'alterazione del cartellino marcatempo, la Corte ha già avuto modo di confermare valutazioni di gravità rese dai giudici di merito, ritenendo che la falsa timbratura del cartellino può rappresentare una condotta grave che lede irrimediabilmente il vincolo fiduciario con il datore di lavoro e può giustificare il licenziamento (vedi Cass. n. 24796/2010 e Cass. n. 26239/2008). Alla luce dell’intensità dell’elemento soggettivo della condotta del lavoratore, “il quale, all'esito dell'evento imprevedibile occorsogli, ben avrebbe potuto comunicare alla parte aziendale possibile ritardo in entrata invece di predisporre l'articolato meccanismo con il quale, coinvolgendo un collega a ciò aduso, ha provveduto ad alterare il sistema di registrazione dell'inizio della propria attività lavorativa”, la massima sanzione è risultata adeguata al fatto contestato.
Il cartellino marcatempo è un documento che rientra nella disponibilità esclusiva del titolare che, se ceduto a terzi, implica una grave violazione del dovere di diligenza ex art. 2104 c.c.; un comportamento gravemente irregolare e contrario agli interessi del datore di lavoro che, alla luce del disvalore ambientale che assume nel particolare del contesto lavorativo, lede in misura significativa il vincolo fiduciario, assumendo in un'azienda di rilievo profili di speciale entità.
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Dott.ssa Marzia Supino
 
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