Spunti interessanti sulla clausola “CLAIMS MADE”

 
Con la Sent. n. 9140 del 2016, le Sezioni Unite si sono espresse in merito alla questione - ritenuta dal provvedimento di rimessione di particolare importanza - della validità o meno della clausola “claims made”, la quale trova ormai sovente inserimento nei contratti assicurativi, chiarendone la portata sotto il profilo della dubbia nullità, vessatorietà e meritevolezza.
Le Sezioni Unite hanno ritenuto che non sia vessatoria la clausola che, nel contratto di assicurazione della responsabilità civile, subordini l’operatività della copertura assicurativa alla circostanza che tanto il fatto illecito quanto la richiesta risarcitoria intervengano entro il periodo di efficacia del contratto o, comunque, entro determinati periodi di tempo preventivamente individuati (c.d. clausola claims made mista o impura); essa, in presenza di determinate condizioni, può tuttavia essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero, laddove sia applicabile la disciplina di cui al D.Lgs. n. 206 del 2005, per il fatto di determinare a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.
Spetterà, dunque, sempre al giudice valutare caso per caso la portata della clausola a richiesta fatta ed intervenire anche in senso modificativo o integrativo sullo statuto negoziale, se necessario a “garantire l'equo contemperamento degli interessi delle parti e prevenire o reprimere l'abuso del diritto”.
In un passaggio conclusivo della sentenza le Sezioni Unite si sono infine soffermate sulla compatibilità della clausola claims made con l'introduzione dell’obbligo di assicurazione professionale, esprimendosi in termini di dubbia idoneità in quanto la stessa esporrebbe l’assicurato a “buchi di copertura”.
Al di là dei rapporti tra compagnia assicuratrice e assicurato, ciò che in questi casi rileva maggiormente è la posizione del terzo danneggiato, la cui tutela è alla base dell’introduzione del citato obbligo assicurativo volto a rimuovere il pericolo che le conseguenze della condotta dannosa restino prive di ristoro, per incapienza del patrimonio del danneggiante assicurato.
Sono pertanto stati chiariti alcuni punti nevralgici connessi all’inserimento di tale clausola nei contratti assicurativi, ma il riferimento alla valutazione della meritevolezza lascia spazio ad incertezze.
Se vuoi leggere il testo della sentenza, clicca qui.
Dott.ssa Marta Cobianchi

 

 
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