Ancora sul Welfare aziendale: la conversione in benefit taglia i contributi per l'azienda

 
All’interesse secondario del dipendente (azzeramento della tassazione con perdita dei contributi) corrisponde l’interesse finanziario di tipo primario dell’azienda dato che quando il lavoratore decide di convertire le somme di denaro (derivante dal premio di produttività) in servizi di welfare, l’impresa ha un risparmio secco nel conto economico pari ad almeno il 30% del normale costo della premialità di solito caratterizzato dall’onere contributivo INPS, cui andranno sommati, se presenti, anche i contributi della previdenza integrativa.
In altre parole, se per fare risparmiare le imposte ai dipendenti con retribuzioni inferiori a 50 mila euro è sufficiente un accordo di secondo livello con i rappresentanti sindacali o il collegamento alla contrattazione territoriale, per fare risparmiare i contributi all’azienda occorre invece convincere i singoli lavoratori a scegliere i servizi utili del Welfare in luogo di determinate somme di denaro.
Da qui deriva in capo all’impresa un “dovere morale” e una “necessità manageriale” di un’attenta ed efficace comunicazione quale forma di investimento determinante ai fini di ottenere i risparmi contributivi nel rispetto delle regole di trasparenza con i lavoratori.
Non solo benefici economici ma anche benefici intangibili.
Infatti all’interesse primario del dipendente di incassare una somma più consistente perché detassata corrisponde quello non finanziario dell’azienda come l’interesse a tenere saldo il clima interno di relazione diretta con i dipendenti e lo spirito di collaborazione, oltre che ad utilizzare a proprio vantaggio l’asset di immagine presente sia all’interno dell’azienda che al suo esterno.
Dott.ssa Cristina Guelfi
 
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