Welfare sociale: quali vantaggi per le imprese?

 
Ci sono almeno tre buone ragioni per promuovere l’impresa sostenibile.
La prima è quella di contribuire ad arrestare la deriva “escludente” dell’assetto economico tutt’ora prevalente nella nostra società; è noto infatti che il mercato da istituzione economica tendenzialmente inclusiva si è trasformato, a seguito della recente e non ancora conclusa crisi economico finanziaria, in un’istituzione che tende ad escludere tutti coloro che non sono in grado di assicurare livelli di produttività adeguati.
Una seconda ragione è connessa all’urgenza di accrescere quel tasso di innovazione che sia in grado di trasformare prodotti complicati e costosi in prodotti semplici ed accessibili economicamente a tutti. Infine non si può non menzionare la necessità di una sorta di “biodiversità” economica che si può realizzare sia tramite un’efficace interazione fra il mondo pubblico e privato sia attraverso il necessario superamento della netta dicotomia fra impresa for profit e impresa sociale, attraverso il raggiungimento di una loro sintesi all’interno del mercato.
E’ in questo contesto socio culturale che assume un valore significativo la scelta del legislatore di istituire il Welfare non solo nella prospettiva aziendale quale strumento di contemperamento fra il caring e il control, ma anche nella dimensione collettiva sociale.
A tale fine nel nostro ordinamento giuridico sono state introdotte un nucleo di stringate disposizione confluite nella Legge di Stabilità, che hanno portato in dote una nuova forma giuridica d’impresa: la “Benefit Corporation” (B-CORP).
La Benefit Corporation è uno status giuridico che possono assumere quelle società “for profit”, le quali considerano il mercato come uno strumento anche al servizio della collettività ed integrano in una unica “mission” il tema del profitto con le sfide sociali.
Il punto centrale dell’innovazione risiede nell’obbligo programmatico di includere nello statuto societario la dimensione sociale nel nucleo dell’impresa for profit.
L’adozione di modelli di “corporate social responsability” significa per un’impresa interagire non solo con gli attori interni al sistema industriale ma anche e soprattutto con soggetti esterni ad essa quali lo Stato, la società civile e il mondo del business in un’ottica sia di condivisione delle strategie fra tutti i protagonisti del cambiamento sia di partnership fra il settore pubblico e quello privato.
In altre parole sviluppare dei modelli di “governance” sostenibili significa per un’azienda non solo adottare politiche di trasparenza, ma rappresenta anche un’opportunità per aumentare e consolidare il proprio valore reputazionale nei confronti della propria clientela ed investitori facendo così della reputazione un asset fondamentale per creare una nuova leva di business basata su una maggiore consapevolezza del nuovo ruolo imprenditoriale in una dimensione anche sociale.
Dott.ssa Cristina Guelfi
 
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