Redazione del bilancio: limiti al principio di chiarezza

 

Cass. civ., sez. I, sent. n. 2190 del 04.02.2016
Con sentenza n. 2190 depositata in data 4 febbraio 2016, i giudici della Suprema Corte hanno stabilito il principio in base al quale la clausola generale prevista per la redazione dei bilanci dall’art. 2423, comma III, c.c. non può trovare applicazione automatica, ma deve svolgere una funzione di ‘intellegibilità’ delle poste di bilancio, funzione non raggiungibile con gli altri dati rappresentati.
Nel caso di specie i Giudici di primo e secondo grado avevano dichiarato nulle due delibere di approvazione dei bilanci impugnate da due soci di una S.r.l.
Tra i motivi della decisione la Corte d’Appello riteneva sussistente una violazione del principio di chiarezza applicabile anche nel bilancio in forma abbreviata, posto che nella voce “fatture da ricevere” appostata in bilancio la nota integrativa non conteneva ulteriori chiarimenti o informazioni.
Sul punto la Corte di Cassazione ha censurato la tesi sostenuta dai Giudici dei precedenti gradi di giudizio, partendo dalle modalità di redazione del bilancio impugnato. L’eccezione sostenuta dai giudici di merito, secondo cui la particolare rilevanza della posta di bilancio (poco meno di seicentomila euro) insieme alla generica posta “fatture da ricevere” giustificherebbero da sé l’obbligo di ulteriori informazioni, è infondata. Gli amministratori oltre ad aver raggruppato i debiti sotto un’unica voce di bilancio, avevano suddiviso i debiti in ulteriori sottovoci. Pertanto la Suprema Corte ha affermato che il solo riferimento all’entità della voce deve ritenersi insufficiente a dar conto del ricorso alla clausola generale ex art. 2423, comma 3, c.c. alla stregua del quale “se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire ulteriori informazioni”.
Concludendo, il principio di chiarezza deve essere utilizzato dal giudice “in modo controllato, dandone ampia e congrua motivazione e spiegando le ragioni per le quali l’osservanza delle disposizione di legge che fissano lo standard minimo prescritto, non consentano nel caso di avere la chiara rappresentazione di bilancio, in funzione della finalità di informazione dei soci e dei terzi della situazione patrimoniale, finanziaria ed economica della società”.
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Dott.ssa Viviana Verruti
 
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