Sul patto di quota successivo al giudizio

 
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 2169 del 4 febbraio u.s. ha stabilito - respingendo il ricorso di un cliente contro il proprio legale - che se la scrittura privata integrante un “patto di quote lite” viene redatta successivamente alla conclusione del giudizio non può essere dichiarata nulla.
Già in sede d’appello i Giudici capitolini avevano rigettato l’opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento dei compensi professionali “perché l’accordo era intervenuto ex post al giudizio civile”.
La Suprema Corte ha evidenziato che tutte le decisioni allegate dal ricorrente a supporto della propria pretesa sono relative ad accordi intervenuti tra le parti prima dello svolgimento dell’attività difensiva e pertanto in violazione dell’art. 2233 cod. civ. Non solo, la Corte ha aggiunto: “(gli accordi n.d.r.) … collegavano preventivamente il contenuto patrimoniale e la disciplina del rapporto d’opera intellettuale alla partecipazione del professionista ad interessi economici finali della lite ed esterni alla prestazione professionale”.
Infatti l’eccezione di nullità relativa alla scrittura privata che regola il pagamento dei compensi deve essere respinta, qualora contenga l’accordo su prestazioni professionali già eseguite.
Nel caso di specie invece l’accordo non aveva le caratteristiche del patto di quota lite in quanto era stato stipulato alla conclusione di tutta l’attività difensiva svolta dal resistente.
Sul punto il CNF nel 2013 ha statuito che secondo l’articolo 13 della legge n. 247 del 31 dicembre 2012 (Riforma forense) “sono vietati i patti con i quali l’avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa”.
Il comma successivo dell’art. 13, tuttavia, afferma che è valida la pattuizione con cui si determini il compenso al difensore “a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene”. In conclusione, sempre secondo il Consiglio nazionale forense, una lettura combinata delle due norme porta a concludere che: “se la percentuale può essere rapportata al valore dei beni o degli interessi litigiosi, non lo può essere al risultato: in tal senso deve interpretarsi l'inciso -si prevede possa giovarsene- che evoca un rapporto con ciò che si prevede e non con ciò che costituisce il consuntivo della prestazione professionale”.
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Dott.ssa Marta Cobianchi
 
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