Smarrimento della carta di credito: onere probatorio a carico dell'intermediario e modalità di applicazione della franchigia (Tribunale di Firenze 19 gennaio 2016)

 
La disciplina dettata dal decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, in attuazione della direttiva 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento del mercato interno, introduce una ripartizione del rischio connesso all'utilizzo di strumenti elettronici di pagamento tale da far ricadere il rischio sull'intermediario, a meno che non risulti una colpa grave dell'utilizzatore cliente, sul quale resta comunque una partecipazione al rischio nella misura della franchigia di euro centocinquanta, salvo diversa pattuizione contrattuale più favorevole al cliente.
In caso di smarrimento della carta di credito, qualora il cliente neghi di aver disposto le operazioni oggetto di causa, è onere dell'emittente nei cui confronti sia stata proposta azione di rimborso fornire la prova della tardività della denuncia ovvero della sussistenza di dolo o colpa grave.
Nessuna norma impone verifiche periodiche ravvicinate della disponibilità della carta di credito da parte del suo titolare, così che la circostanza che egli si sia reso conto dello smarrimento a distanza di otto giorni dalla perdita di possesso non implica colpa grave e nemmeno fornisce elementi decisivi in tal senso la circostanza che l'attore abbia omesso, in sede di denuncia penale, di fornire particolari circa data e luogo dello smarrimento o della sottrazione.
È coerente e logico, in caso di sottrazione occulta o di smarrimento, che il titolare non sia in grado di collocare con precisione il momento della perdita di possesso sotto il profilo spaziale e temporale.
In mancanza di espressa previsione normativa, la franchigia posta a carico dell'utilizzatore nell'ipotesi di smarrimento della carta di credito o comunque dell'uso indebito dei servizi di pagamento di cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, deve essere applicata sul totale complessivo degli importi addebitati e non autorizzati dal cliente e non sulle singole operazioni.
Quanto sopra trova conferma nella sentenza del Tribunale di Firenze del 19 gennaio 2016.
Se vuoi leggere il testo della sentenza, clicca qui.
Avv. Annalisa Chiappini
 
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