Il fallimento dell’imprenditore capiente.

 
Con ordinanza n. 98 del 7 gennaio 2016 la Corte di Cassazione ha espresso il principio di diritto secondo il quale se la procedura fallimentare è già stata avviata, non è necessario che venga notificato il ricorso proposto da un secondo creditore richiedente il fallimento.
Le ragioni che legittimano il suesposto principio prendono le mosse dal fatto che il ricorso proposto da un secondo creditore non fa venire meno il diritto alla difesa quando il procedimento prefallimentare è già in corso.
Non solo, l’imprenditore nonostante abbia cessato l’attività d’impresa, non può invocare la capienza del patrimonio personale per sottrarsi al fallimento.
Sostanzialmente non gli si applica il regime estintivo delle società perchè la cessazione della qualità di imprenditore individuale non è formale ma sostanziale e anche nell’accertamento dell’insolvenza non valgono le regole delle società in liquidazione.
Diversamente dalle società in liquidazione, non può bastare neppure la disponibilità di un patrimonio immobiliare sufficiente a pagare tutti i debiti dell’impresa, essendo sufficiente per la pronuncia del fallimento, uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti alla stessa impresa.
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Dott.ssa Marta Cobianchi
 
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