TRUST E CREDITORI.

 
Le nuove norme introdotte con il D.L. n. 83/2015 - convertito dalla legge n. 132/2015 - agevolano l’aggressione dei beni del debitore conferiti nel patrimonio separato, a condizione che il creditore agisca per soddisfare pretese sorte precedentemente al trust. Questo orientamento era già stato abbracciato dalla giurisprudenza di merito, in primis dal Tribunale di Siena, il quale con la pronuncia n. 416/2015 ha avuto modo di precisare che ai fini della revocatoria rilevi non solo la totale compromissione della consistenza patrimoniale del debitore o l’impossibilità di soddisfazione coattiva del credito, ma anche la difficoltà e/o l’incertezza nella sua riscossione: “una volta allegata, da parte del creditore la circostanza integrativa della compressione patrimoniale del debitore casualmente connessa all’atto dispositivo da revocare, incombe sul debitore l’onere di provare l’idoneità del patrimonio residuo rispetto alla soddisfazione delle ragioni di controparte”. Un principio strettamente correlato alla nuova norma – art. 2929-bis cod. civ. - che consente infatti al creditore leso dal vincolo di indisponibilità o di alienazione di beni immobili o mobili iscritti, di saltare la revocatoria e procedere direttamente ad esecuzione forzata se il predetto vincolo è stato costituito a titolo gratuito dopo l’insorgere del credito. Il tutto specialmente se il trust è nullo perché solo all’apparenza costituito a tutela dei bisogni familiari, ma in realtà teso a frodare i creditori, come nel caso di un trust in cui il debitore assuma egli stesso la posizione di incaricato della gestione dei beni, conservandone, di fatto, la disponibilità (Trib. Monza n. 1425/2015). La nuova procedura introdotta dal D.L. n. 83/2015 è però accessibile solo a due condizioni: • che l’atto pregiudizievole sia stato concluso dal debitore dopo l’insorgere del credito; • e che il pignoramento sia trascritto entro un anno dalla trascrizione di tale atto. Se uno di questi requisiti è assente, l’unica via è la revocatoria. La riforma, però, incide anche in punto di onere della prova, dal momento che lo inverte. Ante riforma infatti era onere del creditore fornire le prove necessarie al fine di ottenere la revocatoria dell’atto dispositivo, ora sarà il debitore – ex art. 2929-bis cod. civ. – a poter proporre le opposizioni all’esecuzione previste dal codice di procedura civile, contestandone la sussistenza dei presupposti o la conoscenza del pregiudizio recato alle ragioni creditizie.
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Dott.ssa Marta Cobianchi
 
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