I TERMINI DI LEGGE PER L’IMPUGNATIVA DEL LICENZIAMENTO VALGONO ANCHE PER I DIRIGENTI.

 
La vicenda che ha dato luogo alla pronuncia che si annota – Cass. 22627 del 5 novembre 2015 – è abbastanza singolare. Un dirigente di un’importante azienda sanitaria lombarda veniva licenziato per ragioni oggettive connesse ad una procedura di riassetto organizzativo che ne sopprimeva il posto di lavoro. Il recesso per giustificato motivo oggettivo veniva intimato a valle della procedura all’uopo introdotta dalla cd. legge Fornero, che, com’è noto, si svolge dinanzi alla competente direzione territoriale del lavoro. Il problema che emergeva in sede giudiziale – e che ha dato origine al triplice grado di giudizio e alla summenzionata decisione della Suprema corte – consisteva nel fatto che il dirigente, anziché il recesso previsto quale ultimo atto della procedura di cui all’art. 7 della legge n. 604 del 1966, aveva esclusivamente impugnato l’atto di avvio della suddetta procedura, omettendo di fare altrettanto con il (vero e proprio) licenziamento intimato dall’azienda sanitaria all’esito negativo dell’espletata procedura. L’ovvia conseguenza è stata la declaratoria di decadenza da parte della giustizia adita, con la perdita per l’incauto dirigente della possibilità di rivendicare ogni tutela di legge.
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Avv. Giovanni Cinque
 
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