Agenzia delle Entrate e “falsi” dirigenti: una vicenda tipicamente italiana.

 

Con sentenza 6 ottobre 2015 n. 4641 il Consiglio di Stato si è pronunciato in merito all’illegittimità delle nomine dei c.d. “falsi” dirigenti firmatari degli atti emessi dall’Agenzia delle Entrate. Tale pronuncia è pienamente in linea con i principi espressi dalla Corte Costituzionale nella storica sentenza n. 37/2015, nella quale viene dichiarata la nullità degli atti dell’Agenzia delle Entrate e delle cartelle Equitalia sottoscritte e trasmesse dai c.d. “dirigenti di fiducia”. Il Consiglio di Stato, uniformandosi all’orientamento della Corte Costituzionale, ha dichiarato che “è vero che l’art. 71 d.lgs. n. 300/1999 prevede che il regolamento di amministrazione è emanato – in conformità ai principi – di cui al d.lgs. n. 29/1993, ma è altrettanto vero che, nel caso di lavoro dirigenziale, ciò che risulta violato non sono (solo) le pur importanti disposizioni del d.lgs. n. 29/1993 (ora d.lgs. n. 165/2001), ma i principi e le norme costituzionali cui tale normativa primaria si conforma”. Con tale assunto il giudice amministrativo ha inteso riferirsi alla violazione del principio di uguaglianza dei cittadini nell’accesso ai pubblici uffici (art. 51 Cost.) e del principio secondo cui ai pubblici uffici si accede mediante concorso (art. 97 Cost.). Nella citata sentenza si precisa inoltre – com’è stato già ribadito dalla Corte Costituzionale – che il conferimento di incarichi dirigenziali, nonché le ipotesi di nuovo inquadramento dei dipendenti già in servizio e il passaggio ad una fascia funzionale superiore debbano avvenire previo esperimento di un pubblico concorso. I giudici del Consiglio di Stato hanno così messo al bando la prassi diffusa nell’Agenzia delle Entrate di conferire incarichi dirigenziali su posti vacanti mediante la stipula di contratti a termine in regime di “provvisoria reggenza” secondo una deliberazione del Comitato di Gestione dell’Agenzia delle Entrate che aveva “stabilizzato” la posizione di numerosi dirigenti reiterando innumerevoli volte la proroga dei rapporti a termine. Ne consegue che, una volta accertata la sottoscrizione di atti dell’Agenzia delle Entrate da parte dei c.d. “falsi dirigenti”, il cui elenco è citato nella sentenza della Corte Costituzionale sopra menzionata, il contribuente è pienamente legittimato a farne valere la nullità.
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Dott.ssa Viviana Verruti

 
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