Ripartizione dell’attivo nel concordato preventivo.

 
Con sentenza 10.09.2015 n. 17907, la Suprema Corte si è pronunciata in merito alla problematica relativa alla ripartizione dell’attivo nell’ambito della procedura di concordato preventivo, con particolare riferimento ai crediti prededucibili ex art. 111 bis legge fallimentare (R.D. n. 267 del 1942). In particolare, il comma 2 del su indicato articolo, ‘attribuisce il carattere della prededucibilità a tutti i crediti per i quali sussiste il necessario collegamento occasionale o funzionale con la procedura concorsuale, da intendersi non soltanto con riferimento al nesso tra l'insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che il pagamento del credito, ancorché avente natura concorsuale, risponda agli scopi della procedura stessa, per i vantaggi che reca in termini di accrescimento dell'attivo o di salvaguardia della sua integrità, a prescindere dalla presenza o meno di una preventiva autorizzazione degli organi della procedura’ (Cass., sez. I, 17 aprile 2014, n. 8958). Pertanto i giudici della Suprema Corte hanno cassato con rinvio il decreto impugnato avente ad oggetto il mancato riconoscimento dei crediti relativi a prestazioni professionali svolte prima e durante l’ammissione della società alla procedura di concordato, e funzionali alla procedura stessa. Tale decisione trova conferma in un consolidato orientamento giurisprudenziale che tutela il credito del professionista il quale abbia svolto attività di consulenza, assistenza ed, eventualmente, redazione della proposta di concordato preventivo, ovvero il credito del professionista che abbia prestato la sua opera per il risanamento dell’impresa o per prevenirne la dissoluzione, purché ‘le relative prestazioni si pongano in rapporto di adeguatezza funzionale con le necessità risanatorie dell'impresa e siano state in concreto utili per i creditori, per aver loro consentito una sia pur contenuta realizzazione dei crediti’ (Cass., sez. I, 8 aprile 2013, n. 8534). Una simile impostazione, da cui deriva un’interpretazione estensiva della norma ex art. 111bis l.f., è finalizzata ad incentivare il ricorso alle procedure concorsuali alternative al fallimento. Ne consegue che il credito del professionista maturato sia per prestazioni rese in giudizi già pendenti al momento della domanda di ammissione al concordato preventivo, sia per prestazioni stragiudiziali, se funzionale e connesso alla procedura va soddisfatto in prededuzione, a meno che non se ne dimostri la concreta dannosità per i creditori, o favorisca la realizzazione di un illecito interesse personale del debitore (Cass. sez. III, 20 maggio 2015, n. 10289). Per quanto riguarda invece i crediti relativi all’attività sorta prima dell’ammissione al concordato, la Corte di Cassazione precisa che occorre distinguere tra le attività finalizzate all’ammissione alla procedura e quelle strettamente connesse ad essa.
Se vuoi leggere il testo della sentenza, clicca qui
Dott.ssa Viviana Verruti
 
Torna indietro