L’AZIONE REVOCATORIA ORDINARIA ESERCITATA DAL CURATORE FALLIMENTARE: CARATTERISTICHE E AMBITO DI EFFICACIA.

 
Cassazione civile, sez. IV, lavoro 07 maggio 2015, n. 9170
L’art. 66 l. fall. ripropone in ambito fallimentare la revocatoria ordinaria codicistica. L’unica differenza tra la revocatoria ex art. 66 L.F. e la revocatoria ex art. 2901 cod. civ. risiede nell’ambito di efficacia: la prima esercitata dal curatore giova a tutti i creditori, la seconda avvantaggia soltanto il creditore che ha esercitato l’azione. Le caratteristiche dell’azione sono invece le medesime trattandosi dello stesso istituto trasposto in un diverso settore dell'ordinamento. E’ quindi errato ritenere che anche in tema di revocatoria ordinaria il curatore sia gravato dalla prova della conoscenza da parte del terzo dello stato di insolvenza del debitore, come avviene in caso di revocatoria fallimentare ex art. 67 L.F., risultando sufficiente dimostrare il semplice pregiudizio per la massa dei creditori dell’atto dispositivo. Pertanto chi propone questa azione deve unicamente provare la conoscenza, da parte del terzo, del pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore, ovverosia la menomazione della garanzia generica di cui all'art. 2740 cod. civ., posto che la norma non richiede per la sua applicazione che il debitore sia insolvente, né che il creditore abbia consapevolezza dello stato di decozione del debitore o della società di cui è parte.
Infine in tema di revocatoria ordinaria non è necessaria una totale compromissione del patrimonio del debitore, ma è sufficiente che la soddisfazione dei crediti sia resa più incerta o difficile, come nel caso di modifica qualitativa e non quantitativa del patrimonio del debitore che metta a rischio la fruttuosità dell'azione esecutiva (ex multis Cass. civ. Sez. III, 13 dicembre 2011, n. 26723).
Nel caso di specie la Corte territoriale aveva ritenuto che il carattere pregiudizievole dell'atto ossia l'eventus damni, consistente nella stipula di un contratto di locazione, fosse insito nelle caratteristiche dell'atto stesso (lunga durata del contratto, prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato). Di conseguenza la ricostruzione di fatto, afferente al merito della controversia, non poteva essere messa in discussione in sede di legittimità.
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Avv. Stefania Piacentini
 
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