PROCEDURA ESPROPRIATIVA: IL CONSILIO DI STATO AMMETTE IL CUMULO TRA IMPUGNAZIONE DEGLI ATTI DELLA PROCEDURA E OPPOSIZIONE ALLA STIMA.

 
La sentenza della IV^ Sezione del Consiglio di Stato n. 1768 del 7 aprile 2014, in tema di procedura espropriativa e di azioni esperibili da parte del soggetto privato inciso dal potere ablatorio della P.A., ha affrontato la problematica del rapporto tra impugnazione degli atti espropriativi avanti al TAR (finalizzata a farne dichiarare l’annullamento in quanto illegittimi) e l’opposizione alla stima espropriativa avanti all’autorità giudiziaria ordinaria (la quale, com’è noto, postula la legittimità dell’esproprio ed è finalizzata a contestare unicamente la determinazione dell’indennità riconosciuta al proprietario espropriato).
Il Consiglio di Stato, in merito al rapporto tra le due azioni, ha affermato:
“Che vi sia logica incompatibilità tra l’azione proposta innanzi alla Corte di Appello e quella incardinata innanzi al Tar ed oggetto dell’odierno scrutinio è evidente: l’una postula che la procedura seguita sia legittima, ma che l’indennizzo erogato sia inferiore al dovuto, mentre il petitum articolato innanzi alla giurisdizione amministrativa poggia sul presupposto che la procedura espropriativa sia divenuta (o lo fosse ab origine) illegittima.
Che ciò non integri alcuna ipotesi di inammissibilità, è altrettanto palese: una parte ben può, anche a fini cautelativi, proporre più domande, innanzi a giurisdizioni diverse, seppur fondate su presupposti reciprocamente escludenti. Semmai è corretta la deduzione secondo cui tale contemporanea proposizione di azioni potrebbe eventualmente condurre ad inverare l’ipotesi di conflitto di giudicati: senonché, tale evenienza è espressamente normata ex art. 395 cpc; al più potrebbe dare luogo ad una ipotesi di sospensione facoltativa del processo (…). In ogni caso, giammai potrebbe condurre alla declaratoria di inammissibilità del mezzo di primo grado o dell’odierno appello”.
La pronuncia ha pertanto affermato l’ammissibilità di azioni tra loro incompatibili, risolvendo il potenziale contrasto tra le azioni con la possibilità di sospensione di uno dei giudizi.
Ne consegue che il privato inciso da una procedura espropriativa ha piena facoltà di contestare giudizialmente sia gli atti espropriativi che la determinazione dell’indennità, seppur davanti a giudici diversi, senza che questo pregiudichi “in partenza” l’ammissibilità delle proprie iniziative giudiziali. Da qui anche l’aumento dei margini di tutela rispetto ai poteri ablatori della P.A.
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Avv. Alberto Salmaso
 
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