La prescrizione: ambito e applicazione.

 
La prescrizione consiste nell’estinzione di un diritto soggettivo a causa del suo mancato esercizio per un certo periodo di tempo determinato dalla legge.
Nel linguaggio giuridico quando si parla di prescrizione ci si riferisce per lo più alla prescrizione estintiva.
La materia è regolata dagli articoli 2934 - 2963 del Codice Civile.
Il periodo di tempo varia a seconda delle diverse fattispecie delle quali si sta considerando l'eventuale prescrizione. Ove la legge non disponga nulla in ordine al periodo di tempo necessario ai fini della prescrizione, si applica il termine di prescrizione ordinaria, che è di dieci anni. Ai diritti reali su cosa altrui si applica un termine più lungo pari a venti anni. Esistono poi diversi esempi di prescrizioni "brevi".
L'istituto della prescrizione trova la propria ragion d'essere in esigenze di certezza del diritto: se il titolare di un diritto non lo esercita per un periodo prolungato di tempo, l'ordinamento giuridico riconosce l'opportunità di tutelare l'interesse del soggetto passivo a non rimanere obbligato per un periodo indefinito di tempo. Ciò anche a tutela di chi ha effettivamente adempiuto la propria obbligazione, atteso che a distanza di anni non è sempre facile provare il proprio adempimento (si è smarrita la quietanza, eventuali testimoni non sono più reperibili o non ricordano, eccetera).
Non tutti i diritti si prescrivono: non sono soggetti alla prescrizione i diritti indisponibili, né i diritti disponibili ma espressamente dichiarati imprescrittibili dalla legge.
In ambito civilistico la prescrizione è una tipica eccezione di parte: non può essere rilevata d'ufficio dal giudice, ma deve essere espressamente eccepita dalla parte interessata. Ciò significa che chi è chiamato in giudizio per l'adempimento di una obbligazione prescritta, ha comunque l'onere di costituirsi nel processo (a mezzo di difensore, quando è necessario) e avanzare lo strumento processuale messo a disposizione delle parti: l’eccezione in parola.
L’eccezione di prescrizione va formulata in modo chiaro ed esplicito per dare la possibilità alla controparte di replicare.
A fare chiarezza sul punto è stata la sezione lavoro della Cassazione con la sentenza 11545/15, pubblicata il quattro giugno u.s.
Il Supremo Collegio ha accolto il ricorso di un’infermiera che ricorreva contro la decisione di merito per aver ritenuto «tempestiva e rituale» l’eccezione di prescrizione dell’Inail.
La vicenda nasce perché la donna aveva citato in giudizio l’istituto affinchè venisse dichiarato il diritto alla rendita per inabilità permanente, causata da malattia contratta sul lavoro per l’esposizione ai raggi x ed un’altra patologia contratta in ospedale a seguito di una puntura fatta con ago infetto.
In primo grado il tribunale di Taranto riconosceva il diritto alla rendita per inabilità permanente nella misura del 37 per cento. A differenza del primo giudice, la Corte d’appello di Lecce riteneva tempestiva l’eccezione di prescrizione sollevata dall’Inail e tardiva l’azione promossa dall’infermiera per la rendita in merito agli esiti della puntura con ago infettato.
La Suprema Corte, adita dalla dipendente, si è così pronunciata: «L’eccezione processuale deve essere formulata in modo esplicito e chiaro sì da rendere possibile la replica della controparte. Perciò, non è ritualmente sollevata l’eccezione di prescrizione attraverso il deposito, insieme all’atto di costituzione in giudizio (muto sul punto) di documentazione medica in cui si parla di prescrizione del diritto azionato». La sentenza della Corte territoriale è stata quindi cassata con rinvio sul principio per cui la prescrizione è un istituto invocabile dalle parti, fin tanto che lo stesso venga sollevato nell’atto di citazione o dal convenuto nella comparsa di costituzione e la cui tempestività, oltre ad avere scopi di economia processuale, consenta alla controparte l’esercizio del diritto di replica.
Se vuoi leggere il testo integrale della sentenza, clicca qui.
Dott.ssa Fabiana Ciuti
 
Torna indietro