Giudizio monitorio per il recupero del credito professionale, competenza territoriale.

 
La Corte di Cassazione si è recentemente occupata della diatriba sul foro competente in caso di giudizio monitorio promosso da un avvocato al fine di recuperare le proprie spettanze nei confronti del cliente insolvente.
Il caso concerne un legale che promuoveva ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti dell’ex assistito che non aveva pagato la di lui parcella. L’avvocato adiva il Tribunale del luogo in cui svolgeva la propria attività, ottenendo l’ingiunzione. Proponeva opposizione il cliente, adducendo incompetenza territoriale del giudice, il quale accoglieva l’eccezione. Riteneva il Tribunale, difatti, che il compenso professionale non determinato è un debito pecuniario illiquido e pertanto il foro facoltativo in cui deve eseguirsi l’obbligazione è costituito dal domicilio del debitore, ciò ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 20 cpc e 1182 comma 4 cc. Proponeva così ricorso per regolamento di competenza l’avvocato. Gli ermellini, disattendendo la decisione del Tribunale di primo grado, concludevano per la competenza dello stesso giudice, ex art. 637 comma 3 cpc, secondo il quale il legale può agire per avanti il giudice del luogo in cui ha sede il consiglio dell’ordine di appartenenza al momento della proposizione del monitorio.
L’ordinanza n. 5810/2015, a onor del vero, non fa che confermare un principio di diritto già precedentemente espresso dalla giurisprudenza, anche in considerazione del fatto che la norma suddetta è tesa ad agevolare l’avvocato, il quale può in tal modo concentrare le cause nei confronti degli ex assistiti nel luogo in cui ha sede la sua attività professionale.
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Avv. Francesca Samele
 
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