JOBS ACT E LICENZIAMENTI: COSA CAMBIA.

 
Il decreto legislativo n. 23 del 4 marzo 2015 ha definitivamente mandato in soffitta la sanzione più temuta dai datori di lavoro alle prese con uno o più licenziamenti ossia la reintegra nel posto di lavoro. Diversamente dalla Riforma Fornero che aveva inciso soltanto in superficie il tessuto dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, l’ultima riforma del mercato del lavoro ha radicalmente mutato lo scenario normativo di riferimento, facendo residuare l’obbligo di reintegra esclusivamente per i licenziamenti discriminatori, nulli e intimati in forma orale. Nell’eventualità del recesso per giusta causa e giustificato motivo soggettivo il decreto legislativo n. 23 ha mantenuto l’ordine di reintegrazione soltanto nell’ipotesi di insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore. In tutti gli altri casi al recesso illegittimo segue unicamente l’irrogazione di una sanzione pecuniaria graduata sulla base dell’anzianità di servizio del dipendente (cd. tutele crescenti).
Ancor più deciso il taglio con il passato a proposito del licenziamento per motivi economici (giustificato motivo oggettivo e licenziamenti collettivi). Con particolare riferimento al giustificato motivo oggettivo la reintegra è stata mantenuta solo ed esclusivamente nei casi di insussistenza dell’inidoneità fisica o psichica addotta dal datore di lavoro quale causa del recesso oppure se quest’ultimo è avvenuto in violazione dell’obbligo di conservazione del posto di lavoro per infortunio o malattia. In tutti gli altri casi la tutela prevista a favore del lavoratore è quella economica e la constatazione che la tutela medesima sia “crescente” sulla base all’anzianità di servizio appare come una ben magra consolazione.
Se vuoi leggere il testo integrale del decreto legislativo n. 23 del 4 marzo 2015, clicca qui.
Avv. Giovanni Cinque
 
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