Rientro dei capitali: dimezzati i termini di accertamento sul monitoraggio fiscale - l’Italia e la Svizzera firmano l’addio al segreto bancario.

 
Come noto, la legge 186/2014 sul rientro dei capitali, (detta anche Voluntary Disclosure), prevede che i tempi dell’accertamento fiscale per i Paesi “ex” black list siano dimezzati (quindi ridotti a 5 anni) per coloro che entro il 2 marzo prossimo avranno firmato gli accordi fiscali con l’Italia. Tuttavia, per un mancato coordinamento nella prima stesura della legge, i termini del monitoraggio fiscale (mancata indicazione delle disponibilità estere nel quadro RW ) restavano bloccati a 10 anni.
Un recente emendamento della Commissione finanze ha risolto questo problema allineando i termini per l’accertamento dei Paesi black list firmatari dell’accordo con l’Italia che saranno i seguenti:
a. A seguito dell’approvazione dell’emendamento: regime sanzionatorio applicabile in caso di violazione degli obblighi di monitoraggio sarà uguale a quello previsto per i paesi white list, ossia dal 3 al 15% anno e pertanto, in caso di voluntary (che consente la riduzione alla metà delle sanzioni) la sanzione ridotta applicabile in caso di definizione sarebbe pari all’ 0.5% per ogni annualità (3% ridotta alla metà e definita ad 1/3) per un totale, tenuto conto che le annualità accertabili saranno cinque, del 2.5%;
b. In caso di mancata approvazione dell’emendamento: la base di calcolo della sanzione è la stessa prevista per i paesi white list, ossia dal 3 al 15% anno, ma le annualità accertabili da considerare rimarranno dieci, per un totale della sanzione applicabile pari al 5% (3% ridotta alla metà e definita ad 1/3 per 10 annualità).
Per i paesi black list non firmatari degli accordi le sanzioni rimarranno dal 6 al 30% anno sul capitale e, in caso di voluntary disclosure si ridurranno all’1% e quindi al 10%, stante l’applicabilità della sanzione per gli ultimi 10 anni.
Evidenziamo infine che il ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan e il capo del Dipartimento federale delle finanze della Confederazione Svizzera, Eveline Widmer-Schlumpf, hanno firmato in Prefettura a Milano il Protocollo tra Italia e Svizzera in materia fiscale.
L’accordo pone le condizioni per la fine del segreto bancario fra i due paesi e consente alla Svizzera di uscire dalla black-list fiscale-finanziaria permettendo ai contribuenti italiani che intendono avvalersi della voluntary disclosure di beneficiare di condizioni migliori in termini di anni da sanare (intervenuta prescrizione degli anni 2005-2009) e di oneri da sostenere (riduzione delle sanzioni applicabili). La nuova collaborazione fiscale con la Svizzera regolamentata dal Protocollo di Milano sarà applicabile per fatti commessi dopo la firma e dovrebbe prevedere (Cfr. Il Sole24ore del 21/2/15 – “ Italia-Svizzera, il segreto bancario ha le ore Contate”) la possibilità di inoltrare richieste mirate «relative a una pluralità di contribuenti, identificati con il nome oppure altrimenti». Non sarà, quindi, più possibile per la Svizzera negare l’accesso agli atti di uno o più contribuenti italiani solo perché la Confederazione non ha un interesse fiscale proprio nella vicenda.
Nel dettaglio oggi sono stati firmati due testi: uno giuridico, che riguarda lo scambio di informazioni, e uno politico, una roadmap che fissa il percorso dei negoziati sui temi riguardanti i frontalieri e Campione d'Italia. Resta fuori dall’accordo lo scambio automatico (e anche quello spontaneo) di informazioni che sarà regolamentato da un ulteriore accordo e che comunque, a differenza dello scambio a richiesta, andrà a regime tra la fine del 2017 e il 2018.
Avv. Massimo Militerni
 
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