Transito su corsie riservate: l’utilizzo di telecamere, ai fini dell’accertamento, è legittimo.

 
Ai sensi dell'art. 7, comma 1 lett. i) CdS, ai Comuni è concesso “riservare strade alla circolazione dei veicoli adibiti a servizi pubblici di trasporto, al fine di favorire la mobilità urbana”. La violazione del precetto è soggetta al pagamento di una sanzione amministrativa di importo compreso tra 81 a 326 euro, come disciplinato dalla medesima norma, al comma 14.
Inoltre, l’art. 201 CdS, comma 1 bis, lett. g), elenca le ipotesi in cui non è necessaria la contestazione immediata delle contravvenzioni alla circolazione stradale, tra cui si evidenzia la “rilevazione degli accessi di veicoli non autorizzati ai centri storici, alle zone a traffico limitato, alle aree pedonali, o della circolazione sulle corsie e sulle strade riservate attraverso i dispositivi previsti dall'art. 17, comma 133 bis, L. 127/1997”. Dunque, non è necessaria la presenza degli organi di polizia stradale se l'accertamento avviene mediante rilievo con dispositivi o apparecchiature omologati o approvati per il funzionamento in modo completamente automatico, gestiti direttamente dagli organi di polizia stradale.
Premessi i citati cenni normativi, nel caso che ci occupa la Suprema Corte, chiamata a decidere se gli impianti di videoripresa destinati al controllo delle ztl possano essere utilizzati anche per accertare illeciti relativi al transito su corsie preferenziali, o se invece sia necessaria a tal fine un'autorizzazione ad hoc, ha optato per la prima interpretazione, come da ordinanza del 10 novembre 2014, n. 23889. Il Giudice di legittimità, ha infatti ritenuto che l’art. 201 Cds abbia assoggettato ad identica disciplina, ai fini dell'esonero dall'obbligo di contestazione immediata, sia l'accesso alle zone a traffico limitato, sia la circolazione sulle corsie riservate; lecito, di conseguenza, l'utilizzo delle cd. “porte telematiche” per la rilevazione degli illeciti relativi agli accessi alle corsie riservate.
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Avv. Francesca Samele
 
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