Il nuovo (e già vecchio) art. 18: incaricare talvolta un proprio dipendente di fare la spesa di pesce al mercato non giustifica il licenziamento.

 
E’ la storia del licenziamento di un direttore di una filiale di banca, il quale aveva il vizietto di mandare gli addetti della filiale medesima a fare la spesa per lui, a comprare il pesce al mercato e a timbrargli il cartellino, arrivando persino a mettere nelle mani di alcuni collaboratori le chiavi e le credenziali di accesso agli uffici.
Con la sentenza n. 23669 del 6 novembre 2014, la Corte di cassazione ha escluso che dall’istruttoria svolta nei precedenti gradi di giudizio fosse emersa la prova che le condotte censurate al direttore in sede disciplinare fossero da lui state mantenute in maniera perdurante e abituale al punto da legittimare il recesso datoriale. Nella circostanza i giudici di legittimità si sono apprezzabilmente soffermati sulla nozione di fatto materiale posta in rilievo nel nuovo art. 18, per distinguerla da ogni profilo connesso alla qualificazione giuridica del fatto stesso. In particolare nella nuova disciplina la reintegrazione postula la sola verifica della sussistenza/insussistenza del fatto materiale a fondamento del licenziamento, così che tale verifica si risolve e si esaurisce nell’accertamento, positivo o negativo, dello stesso fatto, che dovrà essere condotto senza margini per valutazioni discrezionali, con riguardo alla individuazione della sussistenza o meno del fatto della cui esistenza si tratta, da intendersi quale fatto materiale, con la conseguenza che esula dalla fattispecie che è alla base della reintegrazione ogni valutazione attinente al profilo della proporzionalità della sanzione rispetto alla gravità del comportamento addebitato. Altrimenti detto: mandare un proprio collaboratore a comprare di tanto in tanto del buon pescato di giornata val bene al più una sanzione conservativa, laddove un eventuale recesso, oltre a non risultare legittimo, rovinerebbe pure la digestione.
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Avv. Giovanni Cinque
 
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