Consiglio di Stato: no al risarcimento se l’atto e’ annullato per difetto di motivazione.

 
Con la sentenza n. 4679 del 14 settembre 2014, la IV ^ Sezione del Consiglio di Stato ha riaffermato il principio secondo cui, in ipotesi di annullamento di atto amministrativo per difetto di motivazione, non sussiste in capo al privato inciso negativamente dal provvedimento annullato il diritto al risarcimento del danno subìto.
I giudici hanno ritenuto che l’accertamento dell’illegittimità del provvedimento per difetto di motivazione conduce soltanto al riesame dell’atto medesimo, senza alcun accertamento circa la spettanza, con valutazione ora per allora, del bene della vita richiesto dal ricorrente. Ciò anche in conformità al disposto dell’art. 34, comma 2 del codice del processo amministrativo, il quale stabilisce che “in nessun caso il giudice può pronunciare con riferimento a poteri amministrativi non ancora esercitati”.
Nel caso oggetto di giudizio, un Comune aveva denegato l’approvazione di un piano di lottizzazione ad iniziativa privata sulla base di motivazione ritenuta non legittima dai giudici amministrativi.
Va osservato che l’insussistenza del diritto al risarcimento muove dalla considerazione che la lesione subita per effetto di un provvedimento non adeguatamente motivato, ed annullato per ciò solo, non può essere ritenuta contra ius, in quanto l’amministrazione resta titolare del potere di pronunciarsi sull’istanza denegando l’utilità richiesta dal privato sulla base di motivazione congrua e idonea.
La pronuncia delinea anche l’ambito dell’effetto conformativo della sentenza amministrativa sull’operato dell’amministrazione, precisando che l’annullamento per difetto di motivazione lascia inalterato il potere / dovere di provvedere sull’istanza, senza vincoli di contenuto, salva l’impossibilità di reiterare la motivazione già contestata in sede giudiziale.
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Avv. Alberto Salmaso
 
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