Il curatore fallimentare può sciogliersi dal contratto preliminare anche se precedentemente trascritto: un nuovo revirement della Corte di Cassazione.

 
Con ordinanza del 4 dicembre 2013 la prima Sezione della Corte di Cassazione ha nuovamente sottoposto all’attenzione del Primo Presidente la questione relativa alla sorte del contratto preliminare nell’ipotesi in cui il curatore fallimentare abbia deciso di esercitare la facoltà riconosciutagli dall’art. 72, L.F. nel corso di un giudizio in cui il promissario acquirente abbia agito ex art. 2932 c.c. nei confronti del promittente alienante, poi fallito, per ottenere una sentenza costitutiva che tenga luogo del contratto definitivo non concluso ed abbia trascritto la domanda anteriormente alla dichiarazione di fallimento. In precedenza la Corte di Cassazione aveva affrontato la questione in numerose pronunce che avevano prestato il fianco all’affermarsi di alterni orientamenti, all’esito dei quali si era affermato il principio enunciato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 12505/2004 a mente del quale “… quando la domanda diretta ad ottenere l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di concludere il contratto è stata trascritta prima della dichiarazione di fallimento, la sentenza che l’accoglie, anche se trascritta successivamente, è opponibile alla massa dei creditori e impedisce l’apprensione del bene da parte del curatore, che non può quindi avvalersi del potere di scioglimento accordatogli, in via generale, dall’art. 72 l. fall.” in quanto gli effetti derivanti dalla sentenza di accoglimento della domanda trascritta, pronunciata ex art. 2932 c.c., retroagiscono alla data di trascrizione della domanda. In altri termini, la situazione controversa viene cristallizzata al momento della trascrizione della domanda giudiziale rendendola insensibile ai successivi mutamenti posti in essere dal convenuto o dai terzi con riferimento al bene oggetto della pretesa, in ossequio ai principi costituzionali del “giusto processo” ex artt. 24 e 111 Cost. in base ai quali la durata del processo non può andare a danno della parte che ha ragione. L’Ordinanza in commento attesta, invece, un ulteriore revirement della Suprema Corte in ragione del fatto che, per un verso, si contesta la tesi della retroattività degli effetti della sentenza ex art. 2932 c.c. al momento della proposizione della domanda sulla base di talune pronunce di legittimità secondo cui “Il principio degli effetti retroattivi della pronuncia alla data di notificazione dell'atto introduttivo del giudizio non opera nei riguardi delle sentenze costitutive, tra le quali rientra quella di esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto, i cui effetti si producono "ex nunc", con il passaggio in giudicato” e, per l’altro, si evidenzia che le disposizioni di cui agli artt. 2652, n. 2, c.c. e 2915, co II, c.c. sono tese a dirimere i conflitti con i terzi e non già con il convenuto. Inoltre, la Sezione semplice osserva che “…la questione sulla quale interrogarsi deve essere spostata in avanti, non essendo in discussione se la trascrizione della domanda giudiziale (ex art. 2932 c.c., volta ad ottenere l’esecuzione del contratto preliminare ndr), sia o meno opponibile al Curatore, ma se, nonostante la sua opponibilità, questi possa ugualmente esercitare la facoltà di scioglimento dal contratto preliminare riconosciutagli dall’art. 72 comma 4 L.F.” In attesa di conoscere il “nuovo” orientamento delle Sezioni Unite, non potrà che riconoscersi che l’unica certezza è conferita dal passaggio in giudicato delle pronunce già rese.
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Avv. Marcella Felerico
 
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