Pubblico impiego e conversione del rapporto di lavoro.

 
La sanzione della conversione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro non può estendersi al lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. Il cennato divieto è stato ribadito dalla Suprema Corte con la sentenza 15 ottobre 2014 n. 21831, che ha rigettato una domanda di conversione proposta da un docente universitario assunto con contratto a termine. L’impossibilità di estendere la conversione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni deriva dall’art. 97 della Costituzione, il quale prevede espressamente l’obbligo del concorso pubblico per la selezione del personale da assumere alle dipendenze delle amministrazioni statali e periferiche. Al di là della suddetta sanzione della conversione è utile rammentare che il processo di privatizzazione del rapporto di pubblico impiego non ha condotto ad una perfetta simmetria tra disciplina privatistica e pubblicista dei rapporti di lavoro. In particolare nei confronti delle pubbliche amministrazioni non trovano applicazione tutte quelle tutele rivolte alla stabilizzazione del lavoro precario laddove lo stesso sia riconducibile ad un contratto di lavoro che risulti a vario titolo illegittimo. Oltre ai contratti a termine, la cui fattispecie è stata risolta dalla Cassazione con la sentenza annotata, si considerino ad esempio le ipotesi della somministrazione di lavoro irregolare o fraudolento, dell’appalto o del distacco illeciti. In tutti questi casi i meccanismi di tutela a favore dei lavoratori escludono nei confronti dei soggetti pubblici datoriali l’operatività della sanzione più grave, ossia quella della trasformazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro instaurato in maniera illecita. La ratio di tale limitazione alla completa equiparazione del lavoro pubblico a quello privato risiede nel principio di buon andamento della pubblica amministrazione enunciato dalla norma costituzionale sopra detta, alla luce del quale il meccanismo selettivo del concorso pubblico rappresenterebbe la modalità di reclutamento più idonea ad assicurare l’individuazione del personale più abile e capace.
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Avv. Giovanni Cinque
 
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