APPALTI PUBBLICI: IL CONSIGLIO DI STATO SULLA DIFFERENZA TRA SOLUZIONI MIGLIORATIVE E VARIANTI.

 
Il Consiglio di Stato, con sentenza della V^ sezione n. 819 del 20.2.2014, ha chiarito la differenza nell’ambito di una gara pubblica tra soluzioni migliorative (ammesse nella procedura e valutabili favorevolmente dalla stazione appaltante) e varianti (inammissibili in quanto espressione di un’offerta difforme da quanto richiesto dalla stazione appaltante, a meno della concessione di un’espressa facoltà in tal senso ai soggetti offerenti nella disciplina di gara).
In particolare i Giudici hanno affermato che “sono consustanziali alle procedure di affidamento secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (…) le soluzioni migliorative che si differenziano dalle varianti perché possono liberamente esplicarsi in tutti gli aspetti tecnici lasciati “aperti” a diverse soluzioni sulla base del progetto posto a base di gara ed oggetto di valutazione del pregio delle offerte dal punto di vista tecnico, come si evince proprio dalla clausola di equivalenza sopra richiamata.
Come precisato da questa Sezione (sentenza 29 marzo 2011, n. 1925), si tratta di “variazioni migliorative rese possibili dal possesso di peculiari conoscenze tecnologiche”, direttamente riferibili alle singole forniture e lavorazioni in cui si sostanzia l’opera, in virtù delle quali quest’ultima può risultare meglio rispondente al quadro delle esigenze funzionali poste a base della progettazione ed ai relativi aspetti qualitativi, come predeterminati nel progetto preliminare (e, quindi, non a quello esecutivo), ai sensi dell’art. 17 d.p.r. n. 207/2010.
Le varianti, invece, si sostanziano in modifiche del progetto dal punto di vista tipologico, strutturale e funzionale, per la cui ammissibilità è necessaria una previa manifestazione di volontà della stazione appaltante, mediante preventiva autorizzazione contenuta nel bando di gara ex art. 76 d.lgs. n. 163-2006 e l’individuazione dei relativi requisiti minimi (comma 3 della citata disposizione), che segnano i limiti entro i quali l’opera proposta dal concorrente costituisce un aliud rispetto a quella prefigurata dall’Amministrazione, pur tuttavia consentito (cfr. C.d.S., sez. V, 21 dicembre 2012 n. 6615)”.
La pronuncia si segnala per aver tracciato un’opportuna linea di demarcazione tra le due fattispecie di offerta, entrambe implicanti una “deviazione” rispetto a quanto richiesto dall’amministrazione con la disciplina di gara, ma portatrici di conseguenze molto diverse in tema di ammissibilità dell’offerta stessa.
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Avv. Alberto Salmaso
 
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