Compenso fisso, orario di lavoro e ferie non bastano per riconoscere l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato.

 
La Suprema Corte, nella recente sentenza n. 22690 del 30 ottobre 2014, richiama il principio secondo il quale la qualificazione di un rapporto di lavoro come subordinato non può avvenire in maniera automatica solo per l’osservanza di un determinato orario di lavoro e per la previsione di un compenso fisso mensile, così come non basta l'accertamento degli elementi cd. "sussidiari" rispetto alla vera e propria subordinazione.
Sulla base di tali considerazioni il vincolo di subordinazione deve essere inteso come “vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, il quale discende dall'emanazione di ordini specifici, oltre che dall'esercizio di un'assidua attività di vigilanza e controllo dell'esecuzione delle prestazioni lavorative”.
Anche nell'ambito del lavoro autonomo è ipotizzabile una forma di potere di indicazione esercitato dal datore o dal lavoratore nei confronti dei colleghi, tuttavia quest’ultimo "diventa segnale di subordinazione solo ove il suo potere si eserciti quale subordinata esecuzione dell'assoggettamento a specifiche direttive che il datore gli abbia impartito”.
Secondo la Cassazione è altresì possibile che il lavoratore abbia un proprio staff nei cui confronti propone assunzioni, promozioni, aumenti di stipendio e ferie anche se, in tal caso, tali elementi non possoni esprimere di per sé subordinazione potendo essere anche attuazione di un rapporto di lavoro autonomo.
Da ultimo la Corte esclude la possibilità di riconoscere il rapporto subordinato sulla base del solo elemento della continuità (per diversi anni) del rapporto di lavoro. Sotto questo profilo già in precedenza i giudici di legittimità avevano chiarito che era necessario valutare l'esistenza o meno del requisito fondamentale del rapporto di lavoro subordinato costituito dal vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, potere che discende dall'emanazione di ordini specifici oltre che dall'esercizio di una simile attività di vigilanza e controllo nell'esecuzione delle prestazioni lavorative.
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Avv. Vincenzo Pallotta
 
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