Procedimento amministrativo: il risarcimento del danno da ritardo non è dovuto in caso di mera inosservanza del termine di conclusione.

 
L’art. 2 bis della legge n. 241/1990 stabilisce che le pubbliche amministrazioni e i soggetti ad essa equiparati “sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento”.
Il TAR partenopeo con la sentenza n. 4988 del 19 settembre 2014 ne precisa ratio e applicazione.
Per quanto la disposizione in parola sia stata prevista dal Legislatore allo scopo di rafforzare la tutela risarcitoria del privato nelle frequenti ipotesi di ritardi procedimentali da parte delle pubbliche amministrazioni, secondo l’orientamento giurisprudenziale condiviso dal Tar nella pronuncia in rassegna, il danno da ritardo è risarcibile solo ove ricorrano i presupposti di cui all’art. 2043 c.c. “Di conseguenza l'ingiustizia e la sussistenza stessa del danno non possono, in linea di principio, presumersi "iuris tantum", in meccanica ed esclusiva relazione al ritardo o al silenzio nell'adozione del provvedimento amministrativo, ma il danneggiato deve, ex art. 2697 c.c., provare la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi della relativa domanda e, in particolare, sia dei presupposti di carattere oggettivo (prova del danno e del suo ammontare, ingiustizia dello stesso, nesso causale), sia di quello di carattere soggettivo (dolo o colpa del danneggiante)” (Cons. di St., sez. V, 13 gennaio 2014, n. 63)”.
La mera inosservanza del termine previsto ex lege per la conclusione dei procedimenti amministrativi non rileva ai fini del risarcimento del danno da ritardo se mancano gli elementi (soggettivi ed oggettivi) costitutivi dell’illecito extracontrattuale.
“In altri termini, la sola violazione del termine di durata del procedimento, di per sé, non dimostra l'imputabilità del ritardo, potendo la particolare complessità delle attività prescritte o il sopraggiungere di evenienza non imputabili all'Amministrazione escludere la sussistenza della colpa” (Tar Campania – Napoli, sez. V, 19 settembre 2014 n. 4988).
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Avv. Annacatia Zammarano
 
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