DICHIARAZIONE SUI REQUISITI DI PARTECIPAZIONE ALLE GARE PUBBLICHE, VERIFICA DELLA STAZIONE APPALTANTE E CONSEGUENZE: PER IL TAR LAZIO NON SONO SANZIONABILI LE MERE VIOLAZIONI FORMALI.

 
Il TAR Lazio, con la recente sentenza n. 6197 dell’11 giugno 2014, ha affermato la necessità per la Stazione appaltante di valutare, ai fini dell’adozione delle misure sanzionatorie dell’escussione della cauzione e della segnalazione all’AVCP, l’effettiva assenza dei requisiti dichiarati all’atto della partecipazione alle gare pubbliche. Per i giudici l’accertamento deve essere condotto secondo criteri sostanziali e non meramente formali e, in ogni caso, va valutata la gravità della condotta della partecipante alla gara.
Il TAR ha così motivato la pronuncia: “Considerato, quindi, che il provvedimento di incameramento della cauzione, stante il suo carattere indubbiamente afflittivo se non propriamente sanzionatorio, deve essere ricondotto al carattere di gravità del comportamento dei concorrenti, l'art. 48 del D.Lgs. n. 163 del 2006, laddove prevede che le stazioni appaltanti procedano ad una verifica delle domande mediante sorteggio pubblico, chiedendo alle imprese sorteggiate di comprovare documentalmente il possesso dei requisiti di capacità economico-finanziaria e tecnico-organizzativa richiesti nel bando, e quelli di carattere generale, precisando che, quando la prova non sia fornita ovvero non siano confermate le dichiarazioni contenute nelle domande di partecipazione, vi sia l'esclusione dalla gara, l'escussione della cauzione e la segnalazione all'Autorità di vigilanza, deve essere interpretato secondo un criterio logico e in relazione alla circostanza che non si debba trattare di una violazione lieve.
Laddove, quindi, non venga in rilievo la mancanza, in concreto, dei prescritti requisiti, ma una mera violazione formale delle regole della procedura, non può procedersi all'incameramento della cauzione, a meno che la stazione appaltante non provi che la partecipazione della concorrente abbia falsato la procedura selettiva con innegabili riflessi sulle altre imprese partecipanti (ad esempio in ordine al calcolo della soglia di anomalia, quando questa si verifica) o abbia determinato la ripetizione delle operazioni inficiate dalla presenza di quella impresa, circostanze queste che non ricorrono nella fattispecie in esame”.
La sentenza ha quindi ritenuto, con argomentazione condivisibile, che una sanzione per “falsità” della dichiarazione debba poggiare necessariamente sulla valutazione in concreto sia del carattere di gravità della violazione posta in essere dall'impresa quanto a dimostrazione dei requisiti richiesti, sia dell’esistenza di un’effettiva responsabilità dell'impresa nella dichiarazione: la ratio delle sanzioni è infatti di indurre alla serietà nella dichiarazione, non certo di punire imprese incolpevoli.
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Avv. Alberto Salmaso
 
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