IL CONSIGLIO DI STATO SUL CONCETTO DI SERVIZI ANALOGHI NELLA PARTECIPAZIONE ALLE GARE D’APPALTO.

 
La V^ sezione del Consiglio di Stato, con sentenza n. 3220 del 25 giugno 2014, ha fornito importanti chiarimenti sull’interpretazione del concetto di “servizi analoghi”, che le imprese partecipanti alle procedure ad evidenza pubblica devono dichiarare e dimostrare ai fini della verifica dell’idoneità soggettiva a svolgere il servizio oggetto di appalto.
I giudici, esaminando la specifica questione, hanno rilevato che “sotto il profilo del concetto di similarità dei servizi pregressi, deve rammentarsi che i servizi analoghi non significano servizi identici, poiché la formula "servizi analoghi" implica la necessità di ricercare elementi di similitudine tra i servizi presi in considerazione, elementi che non possono che scaturire dal confronto tra le prestazioni oggetto dell’appalto da affidare e le prestazioni oggetto dei servizi indicati dai concorrenti al fine di dimostrare il possesso della capacità economico-finanziaria dal bando, senza quindi fermarsi alla verifica del tipo di contratto in cui tali prestazioni sono inserite. Pertanto, quando la lex specialis di gara richiede, come nella fattispecie, di dimostrare il pregresso svolgimento di servizi simili, non è consentito alla stazione appaltante di escludere i concorrenti che non abbiano svolto tutte le attività rientranti nell’oggetto dell’appalto, né le è consentito di assimilare impropriamente il concetto di servizi analoghi con quello di servizi identici, considerato che la ratio di siffatte clausole è proprio quella di perseguire un opportuno contemperamento tra l’esigenza di selezionare un imprenditore qualificato ed il principio della massima partecipazione alle gare pubbliche. La pronuncia costituisce un importante “argine” contro valutazioni eccessivamente formalistiche delle stazioni appaltanti, tendenti a limitare ingiustificatamente il novero dei servizi utili a dimostrare la capacità tecnica delle imprese.
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Avv. Alberto Salmaso
 
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