Responsabilità degli amministratori e quantificazione del danno: determinazione della differenza tra attivo e passivo.

 
La prima sezione civile della Corte di cassazione ha ritenuto necessario rimettere alle Sezioni Unite la questione relativa alla possibilità di ricorrere allo sbilancio tra attivo e passivo ai fini della prova contraria del danno nell’ambito dei giudizi di responsabilità nei confronti degli amministratori.
La Corte ha risolto il caso partendo dal presupposto che, in tema di responsabilità professionale del medico chirurgo, con la sentenza n. 11316/2003, aveva ritenuto che la difettosa tenuta della cartella clinica da parte del professionista consente - ove risulti provata l’idoneità della condotta del medico a provocare l'evento lesivo – l’uso delle presunzioni in relazione alla sussistenza del nesso eziologico, come in ogni altro caso in cui la prova non possa essere data per un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato. Ciò, tenuto conto del rilievo che può assumere, nell’ambito dei principi in ordine alla distribuzione dell'onere della prova, la cd. "vicinanza della prova" stessa, cioè la effettiva possibilità per l'una o per l'altra parte di offrirla.
La Corte con la sentenza del 3 giugno 2014 n. 12366, facendo leva sui principi adottati nell’ambito della responsabilità medica, ha pertanto statuito che il medesimo criterio può essere utilizzato anche nell'ambito specifico della responsabilità degli amministratori non risultando tra loro in contrasto. In ogni caso, secondo la Corte, è sempre opportuno fare ulteriori approfondimenti in merito alla fattispecie concreta per verificare i limiti di applicabilità del menzionato principio.
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Avv. Stefania Piacentini
 
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