Appalti pubblici: sulla quantificazione del risarcimento del danno per equivalente.

 
Con la recente sentenza in rassegna il Consiglio di Stato si pronuncia in materia di risarcimento del danno per equivalente in caso di illegittima esclusione dalla gara per vizi della procedura di verifica dell’anomalia dell’offerta.
La stazione appaltante nella fattispecie oggetto della decisione aveva violato le norme del Codice degli appalti pubblici che disciplinano il sub procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta non rispettando la sequenza procedurale che - sviluppandosi attraverso le fasi di richiesta delle giustificazioni, richiesta delle precisazioni e convocazione del concorrente - garantisce il contraddittorio delle parti.
Il Collegio giudicante, non potendo accogliere la richiesta di risarcimento del danno in forma specifica perchè la commessa era stata già eseguita, ha riconosciuto il diritto dell’appellante al risarcimento del danno per equivalente alla luce della nota premessa secondo cui in material di procedure ad evidenza pubblica si prescinde da qualsiasi indagine sul requisito soggettivo della colpevolezza dell’illegittimo operato della P.A. (cfr. Cons. Stato, sez. V, 16 gennaio 2013 n. 240; Corte di Giustizia, sez. III -30 settembre 2010 in causa C314/2009).
Interessante qui la quantificazione del danno stante l’impossibilita’ di procedere ad una nuova verifica dell’anomalia dell’offerta.
Innanzi tutto il Collegio ha ritenuto, in via equitativa, risarcibile il danno nella misura del 50% della somma che l’impresa avrebbe potuto ottenere qualora fosse stato possibile accertare il pieno diritto all’aggiudicazione.
Quanto al lucro cessante, in aderenza al consolidato orientamento giurisprudenziale, si e’ ribadito l’onere in capo al ricorrente di fornire la prova rigorosa della percentuale di utile effettivo che avrebbe conseguito qualora fosse stata aggiudicataria dell’appalto (Cons. St., Sez. V, 6 aprile 2009, n. 2143; Cons. St., Sez. V, Cons. St., Sez. V 17 ottobre 2008, n. 5098; Cons. St., Sez. V, 5 aprile 2005, n. 1563; Cons. St., sez. VI, 4 aprile 2003, n. 478).
A proposito del danno emergente il Collegio – nonostante la mancata prova rigorosa - ha riconosciuto, in via equitativa e forfettaria, all’appellante anche il danno curricolare inteso come ingiusta privazione dell’occasione di arricchimento il prestigio professionale dell’impresa.
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Avv. Annacatia Zammarano
 
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