L’AVCP SULLE CLAUSOLE DEROGATORIE AGLI INTERESSI DA RITARDATO PAGAMENTO: ILLEGITTIME ANCHE SE ACCETTATE.

 
L’ AVCP con parere di precontenzioso 6/11/2013 n. 176 ha affermato l’illegittimità di discipline di gara – e dei successivi contratti stipulati con l’aggiudicatario – che prevedano clausole derogatorie alla normativa sugli interessi da ritardato pagamento, riconoscendo quindi il diritto dell’appaltatore ad ottenere gli interessi nonostante la previa partecipazione ad una gara che imponeva di rinunciare espressamente a pretendere dalla P.A. ristoro per eventuale ritardo nei pagamenti.
L’Autorità di vigilanza ha richiamato la disciplina imperativa dettata dall'art. 133 del D.Lgs. 163/2006, il quale prevede che "In caso di ritardo nella emissione dei certificati di pagamento o dei titoli di spesa relativi agli acconti e alla rata di saldo rispetto alle condizioni e ai termini stabiliti dal contratto, che non devono comunque superare quelli fissati dal regolamento di cui all'art. 5, spettano all'esecutore dei lavori gli interessi, legali e moratori (...)", ed ha ribadito il proprio orientamento secondo cui "non è ravvisabile alcun margine per accordi derogatori peggiorativi della posizione dell'appaltatore, tanto meno una rinuncia integrale agli interessi per ritardo nei pagamenti. (...) Una tale previsione, inserita in uno schema di contratto unilateralmente predisposto dalla Stazione Appaltante (...) è da ritenersi senza dubbio vessatoria ai sensi dell'art. 1341, c. 2 del codice civile, e gravemente iniqua dal momento che espone l'appaltatore a rilevanti oneri finanziari e organizzativi e al rischio di insolvenza".
La clausola di deroga è stata pertanto ritenuta illegittima indipendentemente dall’accettazione dell’appaltatore e dalla non imputabilità del ritardo alla stazione appaltante: segue il diritto del privato ad essere ristorato del ritardo nel pagamento.
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Avv. Alberto Salmaso
 
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