Nella gestione di portafogli rileva sempre il miglior rendimento possibile, indipendente dalla valutazione complessiva.

 
Con la recentissima sentenza n. 4393 del 24 febbraio 2014 la Suprema Corte ha fornito alcuni importanti chiarimenti sul servizio di gestione di portafogli da parte degli istituti di credito.
In primo luogo la Cassazione, richiamando il proprio orientamento, ha ribadito l’insussistenza di un generale principio di approvazione tacita dei rendiconti periodici di gestione non contestati. In altre parole in assenza di una specifica disciplina prevista dalla normativa di settore, non può ritenersi sussistente alcun meccanismo di approvazione implicita del conto conseguente all’omessa contestazione entro uno specifico termine; né si può invocare un’applicazione analogica delle disposizioni dettate dall’art. 119 del testo unico bancario e dall’art. 1832 c.c. in tema di approvazione tacita degli estratti conto bancari, attesa la differenza di contenuto e di funzione tra questi ultimi ed i rendiconti di gestione.
In secondo luogo la Corte ha affermato che ai fini della valutazione del corretto adempimento dell’attività di gestione, quest’ultima non deve essere globalmente valutata, quasi a compensare perdite e guadagni, contando unicamente la persistenza del comportamento diligente della banca. In tal senso il cliente ha diritto di pretendere in ogni momento che il gestore gli assicuri il miglior rendimento possibile e nulla esclude che lo stesso gestore, dopo aver adempiuto correttamente il proprio obbligo, in un momento successivo venga invece meno ai suoi doveri, con il conseguente diritto del cliente al risarcimento dei danni dipendenti causalmente da tale inadempimento.
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Avv. Stefania Piacentini
 
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