Se non sussistono le esigenze di carattere temporaneo l’interinale dice addio al precariato. Cassazione Civile, sentenza n. 2763 del 6 febbraio 2014.

 
Nel caso di più contratti per prestazioni temporanee, ripetutamente reiterati in maniera continuativa, è legittima la conversione in un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l’utilizzatore per violazione delle disposizioni della L. n. 1369/60. Così si è espressa la Suprema Corte secondo cui, per escludere che il contratto di lavoro con il fornitore interposto si consideri instaurato con l’utilizzatore interponente a tempo indeterminato, non è sufficiente arrestarsi alla verifica del dato formale del rispetto dell’eventuale normativa stabilita a livello collettivo, dovendosi analizzare l’effettiva persistenza delle esigenze di carattere temporaneo, in modo tanto più penetrante quanto più durevole e ripetuto sia il ricorso a tale fattispecie contrattuale.
A parere della Cassazione tale interpretazione non risulta in contrasto con la recente sentenza della Corte di Giustizia Europea n. C-290/12 laddove ha affermato che la direttiva 1999/70 CE del 28 giugno 1999 e l’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato non si applicano all’ipotesi di lavoro interinale. Non sussisterebbe invero alcuna preclusione per il giudice nazionale di stabilire l’esatta natura e portata delle obbligazioni nascenti da tale tipo di rapporto. Il Tribunale può ravvisare la frode alla legge qualora la reiterazione costituisca il mezzo per eludere la regola dell’essenziale temporaneità dell’occasione di lavoro.
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Dott. Fabio Fontana
 
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