IL CONSIGLIO DI STATO SULLA “NUOVA” AZIONE DI OTTEMPERANZA PER OTTENERE CHIARIMENTI SULL’ESECUZIONE DELLA SENTENZA

 
La V^ sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 206 del 17 gennaio 2014, ha affrontato il tema della c.d. “ottemperanza di chiarimenti”, disciplinata dall’art. 112 comma 5 del codice del processo amministrativo.
I Giudici, sulla scorta di quanto già rilevato dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 2 del 15 gennaio 2013, hanno rilevato che “il giudizio di ottemperanza ha natura polisemica, poiché al suo interno convergono azioni diverse, talune riconducibili alla ottemperanza come tradizionalmente configurata, altre di mera esecuzione di una sentenza di condanna pronunciata nei confronti della Pubblica amministrazione, altre ancora aventi natura di cognizione. Un rilievo particolare all’interno del novero delle azioni esperibili in sede di ottemperanza assume la cd. ottemperanza di chiarimenti, che non ha natura sostanziale di ottemperanza, caratterizzandosi non solo per il carattere cognitorio dell’azione fatta valere, ma anche per la possibilità che ad agire sia l’amministrazione soccombente ovvero il commissario ad acta piuttosto che il ricorrente vittorioso nel precedente giudizio”.
Pertanto, a seguito dell’entrata in vigore del codice del processo amministrativo, il giudice dell’ottemperanza deve essere attualmente considerato come il giudice naturale della conformazione dell’attività amministrativa successiva al giudicato e delle obbligazioni che da quel giudicato discendono o che in esso trovano la precondizione .
La misura per ottenere chiarimenti in ordine all’esecuzione della sentenza è stata inoltre ritenuta slegata dai normali principi in tema di legittimazione ad agire e di soccombenza, potendosi configurare un interesse ai “chiarimenti” in capo a tutte le parti – sia pubbliche e che private – incise dagli effetti della sentenza del giudice amministrativo da eseguire indipendentemente da chi sia risultato vittorioso all’esito del giudizio.
Lo strumento processuale in esame, di recente introduzione, costituisce senza dubbio un’efficace mezzo per assicurare, con le garanzie del contraddittorio tra le parti, l’effettività della tutela giudiziale, anche tenuto conto della celerità del rito “speciale” dell’ottemperanza scelto dal legislatore per la sua attuazione.
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Avv. Alberto Salmaso
 
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