Esposizione non prolungata all’amianto: sussiste comunque il diritto al risarcimento del danno biologico e morale.

 
Cassazione Civile, sez. lav., sentenza n. 1477 del 24 gennaio 2014.
Dal 1976 al 1979 un operaio addetto alla miscelazione si è recato in fabbrica quotidianamente, esponendosi al rischio di inalazione di fibre di amianto in modo massiccio in un ambiente privo delle necessarie misure di sicurezza, all’epoca già conosciute, quali la segregazioni degli ambienti polverosi, l’installazione di impianti di aspirazione adeguati e l’abbattimento delle polveri con l’umidificazione. Dalla perizia tecnica esperita in sede giudiziale è emerso che il reparto di miscelazione era separato dagli altri ma non segregato; per molti anni i dipendenti non hanno utilizzato respiratori nonostante fossero adibiti a mansioni che implicavano l’esposizione diretta alla polvere non inumidita.
Provato concretamente il nesso causale relativo all’origine professionale della fibrosi polmonare progressiva interstiziale conseguente ad inalazione di fibre di amianto, la società è stata condannata al risarcimento del danno biologico e morale per la malattia contratta dall’operaio, al quale veniva riconosciuta una percentuale di invalidità del 5%
Sul punto la Corte di Cassazione ha chiarito che la responsabilità dell’imprenditore per la mancata adozione delle misure idonee a tutelare l’integrità fisica del lavoratore discende o da norme specifiche, se rinvenibili, o dalla norma di ordine generale dettata dall’art. 2087 c.c., la quale impone all’imprenditore l’obbligo di adottare nell’esercizio dell’impresa tutte quelle misure che, secondo la particolarità del lavoro in concreto svolto dai dipendenti, si rendano necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori. Ed a nulla rileva che all’epoca non fossero state ancora emanate norme specifiche per il trattamento dei materiali contenenti amianto: l’art. 2087 c.c., l’art. 21 DPR 19 marzo 1956 n. 303 e le garanzie costituzionali del lavoratore imponevano senz’altro l’adozione di misure idonee a ridurre il rischio connaturale all’impiego di materiali di tal natura.
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Dott. Fabio Fontana
 
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