Licenziamenti collettivi: la selezione del personale da licenziare deve coinvolgere l’intero ambito aziendale salve alcune eccezioni.

 
Si tratta di un tema particolarmente attuale sul quale la Corte di cassazione è tornata a pronunciarsi con la recente sentenza n. 24575 del 31 ottobre 2013, apprezzabile dal punto di vista della conferma di un principio ormai consolidato in base al quale la scelta dei dipendenti da espellere nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo, deve riguardare l’intero organico aziendale e non i singoli comparti dell’azienda medesima. L’unica eccezione a questo enunciato riguarda le ipotesi in cui i comparti esclusi dal licenziamento presentino determinate caratteristiche di specificità ed autonomia sul piano delle lavorazioni svolte, che li distinguano dagli altri settori aziendali. In questo caso l’esclusione dei dipendenti ivi applicati dall’ambito di operatività della procedura di riduzione del personale dovrà essere sostenuta dalla dimostrazione da parte dell’azienda dell’effettiva sussistenza dei connotati di specificità ed autonomia delle lavorazioni sopra citati. Nella circostanza la Corte di cassazione si è anche soffermato sull’impossibilità che una singola impresa disdetti il contratto collettivo nazionale di lavoro firmato da altri operatori, ribadendo peraltro il concetto che i suddetti contratti non conservano vigenza oltre la loro naturale scadenza, escludendone cioè l’ultrattività.
Avv. Giovanni Cinque
 
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