Diritto d'autore, tutela delle opere dell'ingegno create su commissione e mancanza di una disciplina di carattere generale. Tribunale Milano, sentenza del 30 giugno 2013.

 
In assenza di una disciplina di diritto positivo di carattere generale sulle opere dell’ingegno create su commissione, si pone il problema di verificare se i diritti di utilizzazione economica si trasferiscano o meno nella loro interezza in capo al committente. Nei casi in cui sia provata l’esistenza di un contratto d’opera la misura e le dimensioni dell’acquisto dipendono dall’oggetto e dalla finalità del contratto, con la conseguenza che il committente acquista le facoltà patrimoniali rientranti nei limiti dell’oggetto e delle finalità del contratto mentre l’autore dell’opera resta titolare delle facoltà ricomprese nel diritto patrimoniale diverse da quelle cedute al committente (art. 19 e art. 119, comma 5, L.A.).
Ne consegue che devono verificarsi di volta in volta quali diritti di utilizzazione siano stati trasferiti e se le parti abbiano inteso pattuire delle limitazioni all’esercizio dei diritti di utilizzazione economica delle opere commissionate. In mancanza d’indicazioni espresse sui limiti, si dovrà fare applicazione dei criteri ermeneutici d’interpretazione del contratto per stabilire quale sia il contenuto dei diritti ceduti o concessi interpretando il contratto secondo buona fede, indagando la comune intenzione delle parti e quindi valutando anche il fine perseguito dalle parti con la stipulazione.
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Avv. Stefania Piacentini
 
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