Distacco di lavoratori all’estero nell’ambito di società collegate.

 
Un lavoratore accetta di essere distaccato all’estero presso altra società del gruppo avente sede in un diverso paese della comunità europea, obbligandosi tuttavia con quest’ultima a rientrare in Italia per lavorare in una sua unità produttiva. Secondo la Corte di Cassazione – che ha risolto la controversia sorta tra il dipendente e la società distaccante con la sentenza n. 24770 del 5 novembre 2013 – il lavoratore distaccato aveva assunto un obbligo con la società estera (quello di rientrate in Italia per proseguire il rapporto di lavoro in una sua filiale) incompatibile con la prosecuzione dell’originario rapporto di lavoro alle dipendenze della società distaccante, che doveva pertanto intendersi tacitamente risolto. Ulteriore conseguenza del patto che il lavoratore aveva stretto con la società distaccataria, si è rivelata essere l’impossibilità di rientrare a lavorare presso la società distaccante una volta rassegnate le dimissioni verso la società straniera. Tale conseguenza non poteva peraltro essere messa in discussione dal fatto che le società in questione appartenessero allo stesso gruppo, trattandosi comunque – ha tenuto a precisare la Suprema Corte – di soggetti giuridici distinti.
Se vuoi leggere il testo integrale della sentenza n. 24770 del 5 novembre 2013, clicca qui
Avv. Giovanni Cinque
 
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