BUONA FEDE E TUTELA DEI CONSUMATORI ALLA CONFUSIONE SUL MARCHIO.

 
Il Tribunale di Milano ha affermato con la sentenza dell’11 maggio 2013 che la buona fede si sostanzia in un obbligo di solidarietà che impone alle parti di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, a prescindere dagli specifici obblighi contrattuali, dovendosi compiere tutti gli atti necessari per la salvaguardia dell’interesse della controparte.
L'obbligo di buona fede oggettiva e di correttezza così delineato costituisce un autonomo dovere giuridico ed è espressione di un generale principio di solidarietà sociale. Inserito nel quadro dei valori costituzionali esso è da intendersi come una specificazione degli "inderogabili doveri di solidarietà sociale" imposti dall'art. 2 Cost. e la sua rilevanza si esplica nell'imporre, a ciascuna delle parti del rapporto obbligatorio, il dovere di agire in modo da tutelare gli interessi dell'altra, a prescindere dall'esistenza di specifici obblighi contrattuali o di quanto espressamente stabilito da singole norme di legge.
In tal senso la buona fede può essere adottata come parametro per esigere in capo ad una società, pur in assenza di specifiche obbligazioni contrattuali, di mantenere condotte intese a garantire che non si verifichino comportamenti idonei a generare nell’acquirente finale confusione sul riconoscimento di un marchio.
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Avv. Stefania Piacentini
 
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