Il Consiglio di Stato sul risarcimento danni per attivita’ illegittima della p.a.: al di fuori della materia degli appalti pubblici, per ottenere il risarcimento e’ necessaria la colpevolezza.

 
Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 3521 del 27 giugno 2013, approfondisce la tematica relativa alla natura della responsabilità della pubblica amministrazione e ai suoi elementi costitutivi, precisando i confini entro i quali è necessaria, a fini risarcitori, la colpevolezza dell’attività della pubblica amministrazione.
I giudici hanno in primo luogo posto l’accento sul carattere “speciale” della responsabilità della pubblica amministrazione, non riconducibile automaticamente ai modelli di responsabilità in ambito privatistico: infatti, il comportamento illecito della pubblica amministrazione si inserisce nell’ambito di un procedimento amministrativo disciplinato dalla legge, con dovere per l’ente pubblico di rispettare regole, procedimentali e sostanziali, che scandiscono le modalità di svolgimento della sua azione.
Il Consiglio di Stato ha quindi ricordato che nel settore degli appalti pubblici – e solo in esso – la giurisprudenza comunitaria e quella italiana si sono ormai attestate nel escludere, ai fini della configurabilità della responsabilità della stazione appaltante, la necessità dell’elemento soggettivo della colpevolezza, nell’ottica del rispetto dei principi a tutela della concorrenza e dunque dei valori sottesi di libera circolazione delle persone e delle merci, al fine di assicurare agli operatori l’effettività della tutela.
Tuttavia, il collegio della VI^ sezione ha rilevato che tale deroga non è applicabile anche negli altri ambiti del diritto pubblico diversi dal settore degli appalti (come nel caso esaminato, in cui l’illegittimità aveva riguardato una procedura di concorso per il conferimento dell’incarico di professore universitario associato), per i quali resta ferma e valida la regola per cui, quando è proposta una domanda risarcitoria a seguito dell’emanazione di un provvedimento autoritativo risultato illegittimo, il suo accoglimento è subordinato alla verifica (da parte del giudice amministrativo, sulla base della documentazione acquisita) della rimproverabilità dell’amministrazione, ovvero della “gravità” del vizio, sulla scorta della natura, formale o sostanziale, della violazione commessa.
Peraltro, il carattere formale della violazione, o la sua riferibilità a una pluralità di destinatari (come nella fattispecie esaminata), costituiscono indici idonei a far escludere la sussistenza di un comportamento colpevole, e quindi il risarcimento dei danni.
Per il soggetto privato inciso negativamente dall’attività pubblica non conforme alla legge (fatta eccezione per la materia degli appalti) non è quindi sufficiente dimostrare il danno subìto e la sua riconducibilità causale all’attività amministrativa, ma è comunque necessario che l’illegittimità sia “rimproverabile” alla pubblica amministrazione.
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Avv. Alberto Salmaso
 
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