Illegittimo il licenziamento del dipendente sottoposto a carcerazione preventiva.

 
E’ quanto ha stabilito la Suprema Corte con la sentenza 7 giugno 2013 n. 14469, con la quale ha dichiarato illegittimo il licenziamento di un dipendente sottoposto a detenzione per motivi estranei al rapporto lavorativo. In questo caso lo stato di detenzione non costituirebbe violazione degli obblighi contrattuali ma darebbe luogo ad una situazione di temporanea impossibilità di svolgere la prestazione lavorativa, con la conseguenza che l’eventuale recesso potrebbe risultare giustificato solo in presenza di ragioni oggettive che facciano definitivamente venire meno l’interesse datoriale alla prosecuzione del rapporto di lavoro. Viceversa nel caso in cui il contesto aziendale sia in grado di assorbire senza particolari problemi la temporanea mancanza del lavoratore detenuto, evitando nuove assunzioni ed eventualmente tramite una diversa distribuzione dei compiti, il rapporto lavorativo prosegue ma resta sospeso durante la carcerazione protratta per un ragionevole e prevedibile lasso di tempo.
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Avv. Giovanni Cinque
 
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