Intermediazione finanziaria: contratti stipulati fuori dai locali commerciali e facoltà di recesso del cliente.

 
Con la sentenza del 3 giugno 2013 n. 13905 le Sezioni Unite della Suprema Corte, intervenendo in tema di intermediazione finanziaria, hanno stabilito che l'operazione d'investimento perfezionata al di fuori dalle sede dell'intermediario rende necessaria una speciale tutela per l'investitore al dettaglio (a differenza di quello professionale), poiché si presume che l'iniziativa non provenga da quest’ultimo.
In tali circostanze l'investimento non è considerato conseguenza di una premeditata decisione dello stesso investitore, il quale a tale scopo si è recato presso la sede dell'intermediario, ma piuttosto costituisce il frutto di una sollecitazione proveniente dai promotori finanziari della cui opera l'intermediario si avvale. In questo senso la proposta potrebbe aver colto l'investitore impreparato ed averlo indotto ad una scelta negoziale non sufficientemente meditata. Ne consegue che il differimento dell'efficacia del contratto con la possibilità per il cliente di recedere senza oneri, vale a ripristinare a posteriori l’assenza di un’adeguata riflessione preventiva che la descritta situazione potrebbe aver causato.
A favore di un’interpretazione estensiva della disposizione di cui all'art. 30 del TUF, che assicuri maggior tutela al consumatore, sussiste altresì la previsione dell'art. 38 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE che, nel garantire "un livello elevato di protezione dei consumatori", impone d'interpretare le norme ambigue nel senso più favorevole a questi ultimi.
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Avv. Stefania Piacentini
 
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