Normativa dell’Unione europea: il lavoro a tempo determinato e la somministrazione a termine hanno distinti regimi giuridici.

 
Lo ha precisato la Corte di Giustizia dell’Unione europea nella sentenza 11 aprile 2013, causa C-290/12, stabilendo che l’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso il 18 marzo 1999 che compare in allegato alla direttiva 1999/70/Ce del consiglio del 28 giugno 1999, non si applica ai lavoratori a tempo determinato messi a disposizione di un’azienda utilizzatrice da parte di un’agenzia di lavoro interinale. Poiché l’intenzione delle parti di tale accordo quadro era quella di concludere un analogo accordo relativo al lavoro interinale, la conseguenza è che tanto il rapporto di lavoro con l’agenzia di lavoro interinale quanto quello sorto con l’azienda utilizzatrice esulano dall’ambito di applicazione del suddetto accordo quadro.
Gli effetti di questa pronuncia non mancheranno di manifestarsi a breve sugli aspetti più delicati del contenzioso giudiziario sorto intorno alle suddette tipologie contrattuali. Basti pensare alla molteplicità delle controversie relative alla specificazione dei motivi di apposizione del termine del contratto di lavoro. Eloquentemente, secondo l’orientamento manifestato dai giudici comunitari, l’obbligo di specificazione dei motivi di apposizione del termine al contratto di lavoro non potrebbe più estendersi ai contratti di somministrazione di lavoro, con tutte le prevedibili conseguenze in termini di mancata applicazione della sanzione della conversione del contratto di lavoro a tempo indeterminato laddove i motivi non siano stati sufficientemente indicati.
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Avv. Giovanni Cinque
 
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